Peccato che fosse una puttana

 

Fondazione Campania dei Festival 

“Ford è autore terminale per l’estremo confine che la sua creatura segna nel territorio del male. Il gesto eroico si dà solo nell’audacia e nell’ostentazione del vizio. In un mondo che ha scardinato l’aldilà , il conflitto dell’eroe si colloca radicalmenete nell’arbitrio della passione; e la sua azione nell’orizzonte vuoto della sua voluta autonomia. E’ nella forza della sua convulsa passione, nella malvagità, che l’eroe avverte una sorta di brivido divino: attraverso il quale ritrova una affinità con le potenze cosmiche della vita.” (Nadia Fusini)L’incesto: Giovanni e Annabella fratelli-amanti. La passione al centro dell’azione. Libertà assoluta e sovrana della rivolta. Libertà negativa, pulsioni e desideri irregolari. Unione con-fusione. Kaos. Alchimia, scienza dei rapporti e delle interazione tra le cose; conoscenza intima delle materie naturali. Mantenersi sul luogo dell’origine, restare-presso, nessuno sradicamento. Un mondo dove la giustizia non ha luogo, dove lo Stato non ha rappresentanza riconoscibile. Contro il vuoto non resta che il richiamo primigenio della natura. Materiale aspro, al cui interno altre storie s’innestano; sempre rapporti proibiti e sviluppi non meno luttuosi, nessuna felicità. L’epilogo inevitabile è la morte violenta cattiva crudele, quella che discende dalla rabbia e dal bisogno di vendetta, dal desiderio mai appagato, per sottrazione volontaria o necessaria del soggetto amato. Nel cerchio degli eventi c’è chi cade per malasorte –il giovane Bergetto-, chi per malaccorta gestione dell’inganno –Ippolita e Soranzo-, o ancora per incauto abbandono alla passione, e tutto quello che ne consegue -Giovanni e Annabella-; c’è l’efferatezza di Grimaldi; infine, ultima vittima del massacro la Nutrice, simbolicamente privata degli occhi e poi della vita.

Napoli Teatro Festival Italia
Il Teatro coop. Produzione/ Galleria Toledo

PECCATO CHE FOSSE PUTTANA
di John Ford
traduzione Nadia Fusini
drammaturgia e regia Laura Angiulli 

28 e 29 giugno

con

Federica Aiello, 
Agostino Chiummariello 
Michele Danubio 
Alessandra D’Elia 
Luciano Dell’Aglio 
Anna Fiorelli 
Stefano Jotti 
Gennaro Maresca 
Vittorio Passaro 
Giulio Rubinelli 
Maria Scognamiglio

scene Rosario Squillace
luci Cesare Accetta
assistente alla regia Flavia Francioso
segretaria produzione Angelica Simeone
tecnico alle luci Lucio Sabatino
responsabile palcoscenico Luigi Agliarulo
comunicazione e social Roberto Miele - Dolores Ruggieri
responsabile web Giulio Grasso
ufficio stampa Lavinia D’Elia
segreteria Roberta Tamburrelli

Riccardo III

Riccardo III21 MAggio 2016 , in occasione della NOTTE DEI MUSEI:

Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere

“RICCARDO III, invito a corte”
dall’opera di William Shakespeare
drammaturgia e regia Laura Angiulli

con
Giovanni battaglia
Alessandra D’Elia
Stefano Jotti
luci cesare Accetta

INGRESSO GRATUITO

Arrogante, calcolatore, spietato, preso in una corsa al massacro, che se pure lo porterà all’ambito successo, ne minerà tuttavia la stabilità, fino alla perdita della vita stessa: “..sono ormai tanto immerso nel sangue che al peccato segue il peccato..” Riccardo III, re inquieto, instabile, disperatamente solo: “non c’è nessuno che m’ami..” Bisogno di rivalsa contro la Natura che lo ha reso fisicamente deforme; o più credibilmente deformità dell’anima, assuefazione al delitto come pratica quotidiana, in quella “Guerra dei cent’ anni” che vide contrapporsi con alterne vicende le avverse fazioni dei Lancaster e degli York?
Al centro dello spettacolo i loschi piani del protagonista, le insane riflessioni, in un flusso di pensieri e sensazioni che conducono inevitabilmente dritto al delirio finale e alla sconfitta.
In scena, in sostanziale contrapposizione con Riccardo, il cugino-consigliere Buckingam e le tre regine richiamate dalla vicenda: Anna che le diviene infelice sposa; Elisabetta, la regina madre dei giovani eredi al trono, per questo titolo spietatamente uccisi; Margherita, la regina dell’altra fazione, carica d’odio e di dolori.
Il pubblico è invitato in funzione di corte, e in tale ruolo è chiamato a condividere l’emozione degli eventi.


P_Ossessione Otello

otello

Uno spettacolo senza quinte, senza riparo per gli artisti, senza fondo. A volte gli spazi scenici costruiscono già un rifugio, un asilo.

Lì gli attori possono sottrarsi per qualche minuto allo sguardo del pubblico e anche il pubblico può concentrare la propria attenzione esclusivamente su un fuoco, sull’azione in scena.
Non è così per questo Otello. La regia di Laura Angiulli ha voluto spogliare il teatro dei suoi spazi tradizionali, degli aiuti, delle sicurezze. Così gli attori sono in scena sempre, i cambi sono semplici movimenti fisici, passaggi, che pure riescono a segnare il tempo e lo spazio. Tutto si racchiude in pochi metri, pochi elementi scenici, nessun aiuto per chi guarda né per gli attori.

In questo spazio vuoto, in cui si disegnano le identità solitarie dei protagonisti, è il male che tesse la trama.
Un male che non nasce da un torto subito o da un ambizione di potere. Un male assoluto, banale, che vive di se stesso, compiacendosi dei propri effetti. Non c’è vendetta, non c’è spessore umano, è un male freddo, privo di passione, cerebrale, nel cui disegno il Moro soccombe.
Desdemona, eroina ribelle alle convenzioni, che compie le proprie scelte per amore, non ha difesa.
Le trame delle opere di Shakespeare sono complesse, Angiulli ha restituito gli intrecci alla loro nudità.

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Il Mercante di Venezia

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“Il Mercante di Venezia” è una delle opere di più complessa lettura dell’intero corpus shakespeariano, in cui la riflessione sulle tematiche politiche e economiche, si interseca con l’ambito giuridico e quasi pare predisporre il corso degli eventi verso un ipotetico finale drammatico, che trova invece civile risoluzione attraverso l’ingegnoso uso dell’arguzia femminile.

Una commedia solo nella veste stilistica, che non si inquadra facilmente tra i generi drammaturgici, costituendosi su un potenziale tragico che ne costituisce l’anima oscura.

Legato ad un ampio progetto dedicato a William Shakespeare, “Il  Mercante di Venezia” è il quinto allestimento che il Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo dedica al grandissimo drammaturgo inglese.

campo difficile e poesia ambigua che adotta, apparentemente sostenuta da intrecci sentimentali gioca sulle dicotomie; quest’opera appartiene alla tragedia, pur non essendo tragica e si caratterizza per il superamento della commedia, dentro gli ambiti del dramma.

Opera straordinaria, nella leggerezza solo fittizia della favola tesse un nodo drammatico, che ne attraversa senza soluzione la materia compositiva.

Senza soluzione, si diceva, perché nell’apparente happy ending  della vicenda resta aperto, con inalienabile amarezza, il versante etico dell’opera, sollevando incertezze proprio su quella felicità che, nelle conclusioni di una commedia dovrebbe spartirsi fra tutti, e che in questo caso invece lascia aperto sul campo un dibattito impossibile a definirsi sul come il carnefice venga infine a trovarsi vittima.

Quindi “Il Mercante”  è costruzione complessa, e sembra sfuggire a una precisa definizione di genere, perché se è vero che pare muovere nell’agile evolvere della leggerezza tutto quanto attiene a Belmonte – l’isola sospesa nell’attesa del compimento del promesso amore –  per contro, in un rituale che  richiama il sangue lievita il versante oscuro, di Shylock e del drammatico epilogo della di lui sorte.

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Cassandra

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drammaturgia e regia  Laura Angiulli contributi al testo  Enzo Moscato
con  Alessandra D’Elia  Caterina Spadaro interpretazione in canto  Maria Pia De Vito
musiche originali e drammaturgia del suono  Enrico Cocco Angelo Benedetti  live elect sonix
impianto scenico  Rosario Squillace luci  Cesare Accetta promozione  Lavinia D’Elia
ufficio stampa  Francesca de Lucia assistente regia  Flavia Francioso
tecnica  Luigi Agliarulo  Lucio Sabatino
allieve assistenti  Emanuela Ferrara   Simona Guarino   Angelica Simeone
produzione a cura di  Rosario Squillace
per progetto “Festa di Nozze”


dalle note di regia:

Cassandra, donna soprattutto donna, intelligente, acuta, percettiva, dunque veggente.
Giusto un’ora prima della fine, desolazione dello spazio vuoto estraneo, sospensione dell’attesa senza tempo che già s’attesta sull’estremo limine del giorno. Guerra di pensieri e parole, suoni, anche disarticolati ferocemente coerenti. Sola come sempre. La guerra l’attraversa, lutti e rovina, macerie di umanità –lei dice- e dall’alto delle mura vede –solo lei- vede, il nulla che avanza, ingoia, cancella, macelleria di corpi e sentimenti –ahi la terribile fertilità di Elena! La morte non è solo presagio, le si manifesta, le si fa compagna, è nucleo e sostanza di un decadere senza rimedio. Genitori, fratelli, sorella, tutti assolutamente tutti, Achille la bestia, Achille dalla mortifera lancia, Achille cui non è dato sottrarsi. Achille – l’impotenza dei vincitori! tutto ciò che devono conoscere si svolgerà davanti ai loro occhi, ed essi non vedranno nulla, è così, è l’orrore della vittoria – anche lui tenuto in pugno dal destino, come Agamennone, Clitemestra, come quei tanti senza nome che la guerra cancella.
Tre donne per Cassandra: poesia, soprattutto poesia, parole che sgorgano in largo flusso, e si consumano nel ritmo andante del riportare alla mente, o suono sgretolato, soffocato nel fondo della gola, tratto fuori dalla cavità oscura del ventre in un dissonante fluire della coscienza. Laura Angiulli

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Pensavo che fosse una puttana

Peccato che fosse una puttana

Fondazione Campania dei Festival

“Ford è autore terminale per l’estremo confine che la sua creatura segna nel territorio del male. Il gesto eroico si dà solo nell’audacia e nell’ostentazione del vizio. In un mondo che ha scardinato l’aldilà , il conflitto dell’eroe si colloca radicalmenete nell’arbitrio della passione; e la sua azione nell’orizzonte vuoto della sua voluta autonomia. E’ nella forza della sua convulsa passione, nella malvagità, che l’eroe avverte una sorta di brivido divino: attraverso il quale ritrova una affinità con le potenze cosmiche della vita.” (Nadia Fusini)L’incesto: Giovanni e Annabella fratelli-amanti. La passione al centro dell’azione. Libertà assoluta e sovrana della rivolta. Libertà negativa, pulsioni e desideri irregolari. Unione con-fusione. Kaos. Alchimia, scienza dei rapporti e delle interazione tra le cose; conoscenza intima delle materie naturali. Mantenersi sul luogo dell’origine, restare-presso, nessuno sradicamento. Un mondo dove la giustizia non ha luogo, dove lo Stato non ha rappresentanza riconoscibile. Contro il vuoto non resta che il richiamo primigenio della natura. Materiale aspro, al cui interno altre storie s’innestano; sempre rapporti proibiti e sviluppi non meno luttuosi, nessuna felicità. L’epilogo inevitabile è la morte violenta cattiva crudele, quella che discende dalla rabbia e dal bisogno di vendetta, dal desiderio mai appagato, per sottrazione volontaria o necessaria del soggetto amato. Nel cerchio degli eventi c’è chi cade per malasorte –il giovane Bergetto-, chi per malaccorta gestione dell’inganno –Ippolita e Soranzo-, o ancora per incauto abbandono alla passione, e tutto quello che ne consegue -Giovanni e Annabella-; c’è l’efferatezza di Grimaldi; infine, ultima vittima del massacro la Nutrice, simbolicamente privata degli occhi e poi della vita.

Napoli Teatro Festival Italia
Il Teatro coop. Produzione/ Galleria Toledo

PECCATO CHE FOSSE PUTTANA
di John Ford
traduzione Nadia Fusini
drammaturgia e regia Laura Angiulli 

28 e 29 giugno

con

Federica Aiello, 
Agostino Chiummariello 
Michele Danubio 
Alessandra D’Elia 
Luciano Dell’Aglio 
Anna Fiorelli 
Stefano Jotti 
Gennaro Maresca 
Vittorio Passaro 
Giulio Rubinelli 
Maria Scognamiglio

scene Rosario Squillace
luci Cesare Accetta
assistente alla regia Flavia Francioso
segretaria produzione Angelica Simeone
tecnico alle luci Lucio Sabatino
responsabile palcoscenico Luigi Agliarulo
comunicazione e social Roberto Miele - Dolores Ruggieri
responsabile web Giulio Grasso
ufficio stampa Lavinia D’Elia
segreteria Roberta Tamburrelli