R4 ALICE

“artiti simbolicamente da un funerale, da un rito funebre, metafora di una fine; della morte delle idee, della fantasia, dell’immaginazione, della creatività, ricollegandoci poi coi meccanismi che regolano l’agire di ognuno di noi nel contemporaneo, meccanismi legati
a logiche di individualismo e apologia del proprio “IO”.
Alice, a differenza del racconto originale, non è una bambina che deve affrontare il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, ma una donna matura con alle spalle un’intera vita, fatta di passioni, avvenimenti, ricordi, successi, sconfitte, incontri, abbandoni.
Alice è vecchia, stanca, confusa…Non ritrova più la poesia di un tempo, di un’infanzia che non vuole più tornare. Attorno a se trova solo caos e confusione, trova smarrimento e lacerazione.
La crisi di identità che si trova ad affrontare non è una crisi adolescenziale, ma senile e coinvolge non solo Alice ma anche i personaggi (quelli rimasti) che l’accompagnano ancora una volta in questo viaggio e che le fanno da eco e da specchio noi suoi sentimenti più profondi.
Tutti ridono, scherzano, si prendono gioco gli uni degli altri, come in una grande festa, come in una continua ricerca di gioia e speranza. Ma è una lotta contro il tempo che, come al solito, sfugge inesorabilmente verso l’ignota meta del nostro destino.

R4 ALICE (requiem for alice)
Le Saracinesche/ O.T.E. Ozzano Teatro Ensemble
coproduzione con Festiva La Torre e La Luna 2015
scritto, interpretato e ideato da:
Bendetta Carmignani, Emiliano Minoccheri, Massimiliano Musto, Giuseppina Randi
assistente alla regia Daniela Destino, Maurizio Musto
photo editing video Gino Rosa, Matteo Piazzi, Manuel Rossi
regia, luci e costumi Emiliano Minoccheri


Biglietto intero : 10 euro

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SEMI-IN-AZIONE

“Semi-in-azione: se il seme non muore non può dar frutto” ci riconnette al ritmo delle stagioni in cui le energie della Natura muoiono e rinascono circolarmente in abbondanza di forme. Per questo motivo lo spettacolo si è proposto in quattro date diverse nel corso dell’anno, 22 dicembre 2015, 25 marzo 2016, 9 giugno 2016, 23 settembre 2016 una per stagione, aggiungendo ad ogni rappresentazione un continuum.
QUESTA FINE E’ L’INIZIO:
Il Mito di Kore- Proserpina- Demeter inizia proprio nel tempo d’Autunno, il tempo dela Raccolta dei frutti maturi dei campi, degli orti, delle vigne, degli alberi. In questa cornucopia dell’Abbondanza non tutto è adatto ad ognuno di noi. Il discernimento deve guidarci nella scelta di ciò che è salutare per ognuno, senza lasciarsi ingannare da emozioni e desideri. Sarà proprio questa la causa che trattiene Kore per sei mesi sotto Terra con Ade, lasciando così la Natura spogliarsi del suo verdeggiare e fiorire, in una pioggia di gialli rossi marroni delle foglie che, cadute dalle piante, macereranno nella Terra per divenire quello strato di humus di due centimetri di spessore che La rende Fertile. Con l’Autunno sino a tutto l’Inverno l’Energia delle piante si ritira nelle radici e tutti i semi dormono nel caldo grembo della Madre Terra. Questo ‘Quarto Atto’, ch’è il Primo in questo Ciclo Circolare che si srotola a spirale passando di ottava in ottava, si dispiega nelle Forme: rapimento di Kore, la Ricerca della Figlia e la Follia di Demeter, la Danza di Kore che diviene Proserpina, la Sposa di Ade e la Sua incoronazione come Regina, Signora della Nascita della Morte della Rinascita nell’Eterno Ritmo della Vita.

“Semi-in-azione: se il seme non muore, non può dar frutto” ci riconnette al ritmo delle stagioni in cui le energie della Natura muoiono e rinascono circolarmente in abbondanza di forme. Per questo motivo lo spettacolo si propone in quattro date diverse nel corso dell’anno, una per stagione, aggiungendo ad ogni rappresentazione un continuum. L’ azione scenica come un rito si svolge all’interno di un cerchio dipinto, detto Enso, il Grande Vuoto, che genera le diecimila cose, semi di ogni vita.
In questa data, che ci presenta all’Estate, la Fanciulla Kore, divenuta Donna-Uccello nella stirpe della Sirena Parthenope, danza la Gioia solare che porta a maturazione le spighe di grano nei campi, forme dei raggi del Sole nel Grande Cerchio della Vita. Nella danza, la Donna si manifesta contemporaneamente come Kore con le piume di pavone, uccello dell’ Immortalità e della Bellezza, e come Demeter, la Madre solare che porta l’ abbondanza delle messi, i cui chicchi, frutti e semi nel contempo, divengono il Pane della Vita. Danzando coi covoni di grano, tra le piume variopinte della Figlia Kore, Demeter alza con la sua destra mano una spiga verso il Cielo, svelando nel silenzio del gesto (mudra) il Segreto della Vita a coloro che sanno vedere, come farà poi il Buddha, sul Picco dell’Avvoltoio, alzando verso il Cielo un fiore : a tal Gesto solo il semplice bhikkhu Kasyapa sorrise nel mezzo dell’attonita assemblea di monaci, giunti sin lassù per ascoltare il sermone del Beato.
In tal senso, le Sirene, Donne- Uccello dal canto in-cant-evole, sono Spiriti Guida nel loro culto autoctono tra la costiera Amalfitana e la Penisola Sorrentina, sino a Napoli, originariamente fondata come Parthenope.
“Semi-in-azione: se il seme non muore non puo’ dar frutto” vuole essere anche un contributo al risveglio dell’Anima della nostra città.
L’ azione creativa di “Semi-in-azione: se il seme non muore non puo’ dar frutto” con quattro appuntamenti nel corso dell’anno, evoca i quattro elementi vitali: la Terra, l’ Acqua, il Fuoco, l’ Aria contenuti nel Grande Spazio.

Venerdì 23 settembre – ore 20.30
Semi – in – azione : se il seme non muore, non può dar frutto.
ATTO IV – Equinozio d’Autunno .

Regia e installazione scenografica : Gino Sansone
Coreografia e danza : Agnese Viviana Perrella
Suoni dal vivo : Gino Sansone
Testi : Inni Orfici , Orpheo
Luci : Dino Farese
Costumi: Daniela Salernitano
Produzione : Laboratorio di Teatro Yogico Sciamanico & Il Corpo Creativo

Biglietto intero : 12 euro ; ridotto : 10 euro.
A seguire incontro conviviale dopo lo spettacolo tra gli autori/ interpreti, lo staff del teatro e il pubblico.

 

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LAMLETO

“Il mondo è fuor di sesto, ahimè destin funesto, che proprio io sia nato per metterlo al suo posto”
Un “monologo per attore consapevole” che nasce da una rielaborazione della celebre tragedia di Shakespeare e prende forma attraverso il dialogo tra l’attore Marco Bianchini – che interpreta i principali protagonisti del dramma – e il pubblico – che rivive gli eventi principali della tragedia: la presentazione dei personaggi, l’apparizione dello spettro, la pazzia di Amleto, la rovina di Ofelia, il confronto tra Amleto e sua madre, il duello finale. In scena soltanto l’attore e alcuni oggetti, utilizzati per evocare personaggi e ambientazioni. Il contrappunto comico, obbligatorio in qualsiasi tragedia del Bardo, è affidato agli interventi di uno spettatore tipo che si inserisce a commento di alcune scene, allentando la tensione drammatica e fornendo la propria interpretazione di quel che sta accadendo sul palco.
Un’originale rilettura della tragedia per antonomasia, che non è l’ennesima reinterpretazione di Amleto, ma una “interpretazione”, che utilizza tutte le possibili potenzialità di un singolo attore per metterle al servizio del testo. Una riflessione sull’uomo moderno a partire dal prototipo dell’uomo moderno, un monologo che diventa dialogo, racconto, confessione.

 

RASSEGNA STAZIONI D’EMERGENZA ATTO VIII

16.-17 settembre 2016

LAMLETO

Teatro della Caduta – Torino
con il sostegno della Regione Piemonte
liberamente ispirato a “Amleto” di William Shakespeare con brani tratti da “Tales from Shakespeare” di Charles e Mary Lamb
scritto e interpretato da Marco Bianchini
disegno luci Fabio Bonfanti
scene Marzia Barbierato
suoni Gabriele Porqueddu
regia Lorena Senestro

 

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scusate se non siamo morti in mare

SCUSATE SE NON SIAMO MORTI IN MARE

Un cartello esposto da alcuni immigrati durante una manifestazione a Lampedusa.

In un futuro non troppo lontano la crisi economica – che invece di finire si è aggravata – ha trasformato l’Europa in un continente di emigranti. I cittadini europei, alla ricerca di un lavoro e di un futuro migliore, cercano di raggiungere i paesi più “ricchi”, ma devono farlo clandestinamente perché questi paesi, nel frattempo, hanno chiuso le frontiere.
Fra i tanti mezzi per espatriare illegalmente uno dei più diffusi è il container: i clandestini salgono a bordo, pagano mille dollari alla partenza e mille all’arrivo, senza sapere dove verranno scaricati.
I personaggi di questa storia sono quattro e non hanno nome, sono identificati dalle loro caratteristiche fisiche: il Robusto, la Bella e l’Alto sono i tre migranti e il Morbido è il proprietario del container.
Il testo è diviso in quattro parti. La prima è al porto in attesa della partenza, la seconda è il viaggio per mare dentro il container, la terza è in mezzo al mare dopo il naufragio dell’imbarcazione su cui viaggiavano e la quarta è un epilogo quasi onirico, forse un’allucinazione: l’arrivo delle balene.
Partendo dal presente e immaginando un possibile futuro, il testo s’interroga sulla migrazione, sia come fenomeno politico che come evento naturale.
Davanti al catastrofico numero di morti che con cadenza quotidiana sono cronachisticamente raccontati dai telegiornali, il sentimento più diffuso è un comune senso di smarrimento e lontananza. La società sistematica e telematizzata in cui viviamo ci ha abituato a questo senso di “indifferente consapevolezza”, ma cosa succederebbe se da un momento all’altro fossimo noi i migranti, i protagonisti di questa tragedia dalle connotazioni ancestrali?

 

RASSEGNA STAZIONI D’EMERGENZA ATTO VIII

13.-14 settembre 2016

SCUSATE SE NON SIAMO MORTI IN MARE

Ass. Centro Teatrale MaMiMò – Reggio Emilia
in collaborazione con  Arte Combustibile
in collaborazione con  La Corte Ospitale – Residenza 2016
di  Emanuele Aldrovandi
con  Luz Beatriz Lattanzi, Marcello Mocchi,
Matthieu Pastore e Daniele Pitari
scene  Maddalena Oriani, Davide Signorini
sound designer  Alessandro Levrero
locandine  Francesco Lampredi
regia  Pablo Solari

testo finalista Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli” 2015
spettacolo finalista Premio Scenario 2015
testo presentato in anteprima in lingua catalana
al Festival PIIGS 2015 di Barcellona con il titolo Balenes.
progetto vincitore del Bando MigrArti del MiBact

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58° PARALLELO NORD

58° PARALLELO NORD

C’è un senso di spaesamento all’interno del concetto di “dromoscopia”, con cui il filosofo Paul Virilio critica l’odierna idea del viaggio, che ha fagocitato l’idea di esplorazione e di percorso in favore dell’idea di spostamento rapido, quasi istantaneo. Prendete un treno disposto parallelamente a un altro treno immobile: seduti all’interno di uno dei due convogli noi, spesso, non riusciamo a capire quale si stia muovendo. Questa sensazione, secondo Virilio, è un esempio di dromoscopia. La stessa idea di spaesamento è stata proposta come una possibile pratica dell’incontro artistico da Lorenzo Gleijeses ad alcuni compagni di viaggio, in un progetto di creazione che mette in crisi il ruolo monocratico dell’artista demiurgo, procedendo per tappe che portano sopra di esse i “segni” evidenti dell’incontro.
Ma pur partendo dallo spaesamento, 58° parallelo nord vuole anche – e già dal titolo – marcare un’appartenenza.
Il parallelo in questione è quello che passa per Hostelbro, sede dell’Odin Teatret di Eugenio Barba ma anche dell’International School of Theatre Anthropology, che della pratica dell’incontro e dello scambio ha fatto il motore principale della creazione. Come nel gioco collettivo surrealista del cadavre exquis, i materiali di 58PN migrano da un incontro all’altro, sottoponendo all’artista successivo i risultati dell’incontro precedente, innescando così un meccanismo di trasformazione dove ogni traccia sarà evidente ma il risultato finale sovrasterà ogni individualità coinvolta. Uniche costanti: la presenza di Lorenzo Gleijeses come corpo-perfomer e quella di Mirto Baliani come contrappunto sonoro, sia per la composizione che per l’esecuzione.
I primi artisti coinvolti sono Eugenio Barba, Julia Varley, Michele Di Stefano, Biagio Caravano, Luigi De Angelis. Altri seguiranno mano a mano che il percorso, già cominciato, si snoderà lungo una serie di possibili incontri. Il loro ruolo, secondo un’idea dello stesso Barba, è quello di “primi spettatori”. Ma il loro sguardo non è uno sguardo neutro, poiché innesca il processo di trasformazione che dà senso al percorso di 58PN. Nelle due tappe del Napoli Teatro Festival vedremo due modalità possibili di questa formula di incontro artistico:
il 4 luglio andranno in scena dei primi frammenti di Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa, progetto di spettacolo futuro, esito dell’incontro con Barba, che per interpretare l’idea di mutazione insita nel progetto ha scelto di affidarsi all’immaginario di Franz Kafka. A fronte del lavoro presentato, Barba, coadiuvato da Julia Varley, interverrà secondo il dispositivo della lezione-spettacolo per spiegare la sua idea di intervento e trasformazione attorno agli elementi della performance e ai materiali creati nelle precedenti sessioni di prove.
Il 5 luglio con Corcovado il processo di mutazione sarà al centro della visione stessa proposta al pubblico. Si parte dagli elementi coreografici elaborati assieme a Michele Di
Stefano, partendo da un immaginario sonoro che è a sua volta caratterizzato dall’idea di trasformazione: Corcovado è infatti un classico della bossa nova, riproposto qui nella versione elettronica degli Everything But The Girl. Ma il materiale di base passa di mano, al successivo “primo spettatore”, nell’ambito stesso della performance: Luigi De Angelis, che vedrà per la prima volta i materiali lì sulla scena, attiverà un meccanismo di mutazione attraverso il dispositivo dell’etero-direzione (già sperimentato in diversi spettacoli dei Fanny & Alexander). Se nella contemporaneità iperveloce gli unici elementi del viaggio a sopravvivere sono la partenza e l’arrivo, 58PN – che dall’idea antropologica del viaggio trae ispirazione – riposiziona lo sguardo sui concetti di “percorso” ed “esplorazione”, demandando al processo stesso il tarlo imprescindibile del senso e della forma. Una pratica che è allo stesso tempo di decostruzione e ricostruzione del processo creativo.

58° PARALLELO NORD

CANTIERE TEATRALE APERTO
UN PROGETTO DI LORENZO GLEIJESES
PRODOTTO DA NORDISK TEATERLABORATORIUM E GITIESSE 
ARTISTI RIUNITI


4 LUGLIO 2016 GALLERIA TOLEDO ORE 19.00
DURATA 2H 30MIN
UNA GIORNATA QUALUNQUE DEL DANZATORE GREGORIO SAMSA

DIMOSTRAZIONE-SPETTACOLO DI E CON EUGENIO BARBA, 
LORENZO GLEIJESES E JULIA VARLEY
MUSICHE ORIGINALI ESEGUITE DAL VIVO DA MIRTO BALIANI
DIMOSTRAZIONE DI LAVORO CON LA PARTECIPAZIONE ATTIVA DI 
EUGENIO BARBA E JULIA VARLEY CHE REAGIRANNO
E INTERVERRANNO ATTIVAMENTE SUI MATERIALI PERFORMATIVI 
CREATI DA LORENZO GLEIJESES E MIRTO BALIANI
PER UN PROGETTO DI SPETTACOLO DAL TITOLO UNA GIORNATA 
QUALUNQUE DEL DANZATORE GREGORIO SAMSA


5 LUGLIO 2016 GALLERIA TOLEDO ORE 19.00
1H 45MIN
CORCOVADO #1

PERFORMANCE DI LUIGI DE ANGELIS E LORENZO GLEIJESES 
A PARTIRE DA UN PROGETTO DI COREOGRAFIA
DI MICHELE DI STEFANO DAL TITOLO CORCOVADO
OGGETTI COREOGRAFICI CREATI DA MICHELE DI STEFANO
CON LA COLLABORAZIONE DI BIAGIO CARAVANO
CON LORENZO GLEIJESES E DIREZIONE IN TEMPO REALE 
DI LUIGI DE ANGELIS
INTERVENTI MUSICALI A CURA DI MIRTO BALIANI
PERFORMANCE-DIMOSTRAZIONE DI LAVORO CON LA 
PARTECIPAZIONE ATTIVA DI LUIGI DE ANGELIS CHE 
INTERVERRÀ IN
DIRETTA SUL MATERIALE COREOGRAFICO PROPOSTO 
DA MICHELE DI STEFANO E RIELABORATO DA BIAGIO CARAVANO
PER LORENZO GLEIJESES IN VISTA DI UNA COREOGRAFIA 
DAL TITOLO CORCOVADO
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