NUMMERE

Dal 25 al 28 dicembre 2017

NUMMERE
Scostumatissima Tombola Napoletana

di e con Gino Curcione

I premi in palio sono gentilmente offerti da:

Pasticceria Caffé Augustus Napoli, Caffe’ Dell’epoca (peppe)
Chd Cerella Hair & Beauty Store, Effe lounge di Francesco Scherillo
Ennò, Feudi di San Gregorio, FRANPEL, Gioielleria Gentile
Jamon, La Locanda del Grifo, Legacoop Campania
Multicinema Modernissimo, Palazzo Petrucci, Perditempo
Ciro Rapuano L’Artigiano della pizza, Strega Alberti
La Campagnola viatribunali, Viasantiquaranta 38

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I sogni e gli accadimenti vengono tradotti in numeri che si giocano al lotto, una operazione inversa e complementare avviene con la tombola, dove ai numeri estratti si attribuiscono dei significati, le ‘strologature numeriche’; infatti chi estrae dal ‘panariello’, prima dice il significato del numero, ‘morto che parla’, poi il numero 48. I numeri, a Napoli -sembra ovvio ma è vero- sono tutto: realtà ed irrealtà, sogno e sofferenza, destino e casualità; quando si gioca con i numeri e con la tombola si mescolano filosofia, divinazione, interrogarsi sul futuro del mondo e ricerca della propria e piccola fortuna. Ma quello che rende simpatica l’operazione teatrale è la naturalezza, priva di ogni compiacimento cerebrale, della celebrazione di un rito-gioco dove l’attore e il pubblico si divertono insieme con la vecchia tombola dal sapore antico. L’idea straordinaria è stata quella di teatralizzare il gioco della tombola e di farne uno spettacolo con l’ausilio degli spettatori.

In Nummere, una procace popolana napoletana un po’ maliarda, intesse intorno ai numeri estratti
un’inesauribile fantasmagoria d’invenzioni e trovate. Il suo è un vero happening linguistico che parte dalla neutra astrattezza dei numeri, per tradursi nel più palpitante vissuto dei vicoli (a Natale, soprattutto nei Quartieri Spagnoli): spettacolarizzazione di vita vera e ripetuta.
Gli spettatori, vincitori di ambi, terni, etc., sono convocati sul palcoscenico e sottoposti ad una serie di provocazioni, sberleffi affettuosi, simpatia, travolti dall’esuberanza allegra e malinconica di quest’attore napoletano.

 

POSTO UNICO

venerdì 8 dicembre – ore 19.30

Ricordi di luce – La storia della sala cinematografica partenopea

Posto unico – Mostra e proiezione di Andrea Borgia e Mauro Piacentini

Promosso da Andrea Borgia e Mauro Piacentini, Pindarico e Mauzedao

Digitale – in versione italiana
Il documentario tratteggia in maniera essenziale e mai pretenziosa, un affresco nostalgico di quello che è stato il cinematografo e la sua distribuzione nelle sale di proiezione napoletane. Partendo dalla figura centrale di un vecchio proiezionista e collezionista di pellicole e cinemabilia, il sig. Alberto Bruno, vero e proprio collante narrativo dell’opera, il prodotto propone allo spettatore alcuni spunti di riflessione sui modi in cui il fenomeno della sala sia stato vissuto e si sia evoluto nel corso degli anni, fino a raccontarne la contemporaneità e le aspettative future.

 

L’evento si aprirà con una mostra che accoglierà alcune tra le locandine più rappresentative della storia del cinema napoletano, alla quale farà seguito un breve dibattito sulla natura della sala cinematografica e le sue future aspettative.
Alle 21.00 si terrà la proiezione del documentario “Posto Unico”, scritto e diretto da Andrea Borgia e Mauro Piacentini.
A conclusione della serata, alle 21.30, gli spettatori potranno gustare un classico della cinematografia italiana interamente dedicato all’amore per il cinematografo, “Nitrato d’argento”, pellicola del 1996 diretta dal compianto regista Marco Ferreri.
Supportare l’evento acquistando il biglietto Online significa sostenere, ad un costo accessibile, il valore di un’iniziativa ricca di sfumature il cui scopo principale consiste in un omaggio alla “settima arte” e ad alcuni tra gli straordinari interpreti che ne hanno segnato la sua evoluzione

A PORTE CHIUSE

 

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Due donne e un uomo, rinchiusi in un salotto per l’eternità. Quel salotto elegante e perbene è l’aldilà, e la loro convivenza è la condanna dopo la morte, perché “l’inferno sono gli altri”. Jean-Paul Sartre scrive A porte chiuse (Huis clos) nel 1944, firmando uno dei capolavori della drammaturgia europea: un serrato dialogo fra tre morti che protraggono la loro pena semplicemente rigettandosi in faccia verità scomode. Una metafora delle relazioni sociali e della stessa identità, formata dalla prospettiva degli altri. Un’intuizione che rimane sempre potente per la sua capacità di descrivere i rapporti umani, e dunque le aberrazioni e forzature del giudizio altrui, anche 70 anni dopo, nell’epoca in cui il “controllo” dell’altro passa impietoso e violento attraverso i media e i social network, definendo un “inferno globale” che è l’ambiente in cui viviamo.
Dopo gli “inferni” di Copi, Elfriede Jelinek, Koltès, Beckett o Pasolini, Andrea Adriatico approda all’opera più esplicita riguardante la pressione sociale come fonte di sofferenza per l’uomo della nostra epoca. E lo fa in una coproduzione che vede coinvolti Teatri di Vita, Akròama T.L.S. e Teatri

 

 

 

28 – 30 novembre 2017

Teatri di Vita, Akròama T.L.S.

A PORTE CHIUSE

ispirato a Jean-Paul Sartre
drammaturgia di Andrea Adriatico e Stefano Casi
regia di Andrea Adriatico
con Gianluca Enria, Teresa Ludovico, Francesca Mazza, Leonardo Bianconi
con l’amichevole partecipazione di Angela Malfitano e Leonardo Ventura

 

 

archivio

 

A PORTE CHIUSE

 

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Due donne e un uomo, rinchiusi in un salotto per l’eternità. Quel salotto elegante e perbene è l’aldilà, e la loro convivenza è la condanna dopo la morte, perché “l’inferno sono gli altri”. Jean-Paul Sartre scrive A porte chiuse (Huis clos) nel 1944, firmando uno dei capolavori della drammaturgia europea: un serrato dialogo fra tre morti che protraggono la loro pena semplicemente rigettandosi in faccia verità scomode. Una metafora delle relazioni sociali e della stessa identità, formata dalla prospettiva degli altri. Un’intuizione che rimane sempre potente per la sua capacità di descrivere i rapporti umani, e dunque le aberrazioni e forzature del giudizio altrui, anche 70 anni dopo, nell’epoca in cui il “controllo” dell’altro passa impietoso e violento attraverso i media e i social network, definendo un “inferno globale” che è l’ambiente in cui viviamo.
Dopo gli “inferni” di Copi, Elfriede Jelinek, Koltès, Beckett o Pasolini, Andrea Adriatico approda all’opera più esplicita riguardante la pressione sociale come fonte di sofferenza per l’uomo della nostra epoca. E lo fa in una coproduzione che vede coinvolti Teatri di Vita, Akròama T.L.S. e Teatri

 

 

 

28 – 30 novembre 2017

Teatri di Vita, Akròama T.L.S.

A PORTE CHIUSE

ispirato a Jean-Paul Sartre
drammaturgia di Andrea Adriatico e Stefano Casi
regia di Andrea Adriatico
con Gianluca Enria, Teresa Ludovico, Francesca Mazza, Leonardo Bianconi
con l’amichevole partecipazione di Angela Malfitano e Leonardo Ventura

 

 

 

MDSLX

26 novembre 2017  

MDSLX  MOTUS 2015

regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò

drammaturgia Daniela Nicolò e Silvia Calderoni

suoni Enrico Casagrande

in collaborazione con Paolo Panella Damiano Bagliluci

video Alessio Spirli

 

MDLSX è ordigno sonoro, inno lisergico e solitario alla libertà di divenire, al gender blending, all’essere altro dai confini del corpo, dal colore della pelle, dalla nazionalità imposta, dalla territorialità forzata, dall’appartenenza a una Patria. Di appartenenza aperta alle Molteplicità scriveva R. Braidotti in “On Becoming Europeans”, avanzando la proposta di una identità post-nazionalista. Ed è verso la fuoriuscita dalle categorie – tutte, anche artistiche – che MDLSX tende. È uno “scandaloso” viaggio teatrale di Silvia Calderoni che – dopo 10 anni con Motus – si avventura in questo esperimento dall’apparente formato del

Dj/Vj Set, per dare inizio a una esplorazione sui confini. In MDLSX collidono brandelli autobiografici ed evocazioni letterarie e sulla confusione tra fiction e realtà, oscillando da Gender Trouble a Undoing Gender. Citiamo Judith Butler che, con “A cyborg Manifesto” di Donna Haraway, il “Manifesto Contra-sexual” di Paul B. Preciado e altri cut-up dal caleidoscopico universo dei Manifesti Queer, tesse il background di questa Performance-Mostro. “Il cambiamento necessario è talmente profondo che si dice sia impossibile, talmente profondo che si dice sia inimmaginabile. Ma l’impossibile arriverà e l’inimmaginabile è inevitabile”  – Paul B. Preciado, Manifesto Animalista.

 

 

HAPPY CROWN

 

Una lettura inconsueta che restringe nel chiuso dell’illustre famiglia di regnanti-ripartita fra York e Làncaster, tutti discendenti dal prolifico Edoardo III- l’opera drammatica, le cui vicende attraversano e segnano la storia inglese dell’ultimo decennio del Quattordicesimo secolo.
Riccardo II di York, re a soli 9 anni, fa prova dell’esperienza di governo fino dalla giovanissima età, ma un certo sentimento adolescenziale mai del tutto abbandonato ne frena il compimento in una crescita adeguata al ruolo, e ne brucia in un epilogo di tragica caduta le premesse che si erano proposte con positivi auspici. Egli è fragile nel temperamento, discontinuo nell’impegno, sposo trasgressivo, sovrano disattento alle richieste del popolo e alla solidità dello Stato; si circonda di amici dissoluti, pronti a tradirlo alle prime ombre, per porsi al servizio del nuovo che avanza.
Bolingbroke di Làncaster è l’antagonista, cugino coetaneo del re consacrato, abile organizzatore e gestore di un successo che sarà poi pienamente raccolto. D’altra parte è lo stesso Riccardo a
alimentare le aspirazioni del congiunto e a spianargli la strada, fornendo più di un’attenuante alle sue mire, poiché alla morte del di lui padre gli ha confiscato i beni e l’ha mandato in esilio con
pretestuosi motivi.
Ecco dunque, con acuto tatticismo abilmente posto in atto, l’acquisizione di una posizione di tutto vantaggio da parte di Bolingbroke, che a capo di un folto esercito rientra in patria, acclamato e sostenuto dal popolo e da gran parte dei pari del regno.
Re Riccardo è solo. Dei membri della fastosa famiglia restano in pochi: lo zio Gloucester è staton assssinato –si sospetta, con iniziativa condivisa dallo stesso Riccardo-, il vecchio Gaunt padre di
Bolingbroke è morto. Non c’è che York, zio di entrambi i contendenti, a opporsi alle pretese dell’audace aspirante-espropriatore della sovranità, per il necessario richiamo alle leggi di successione. Ma Bolingbroke vince di netto; il rivolgimento posto in essere nel tessuto sociale di ogni ceto è ormai troppo avanti. L’anziano York è costretto a favorire con artificio giuridico la traslazione del regno nelle mani del nipote Làncaster, e a Riccardo appena trentatreenne tocca in
sorte la fine dei re deposti, assassinati perché sgomberino il campo al nuovo governante. Anche qui, come in altre storie e luoghi d’Occidente, tutto si è compiuto con prevedibile cadenza:
ascesa, fasti, caduta in disgrazia, morte.
Il corpo massacrato di Riccardo, simulacro della sacralità violata, giace ai piedi di Bolingbroke e getta una luce sinistra sul tempo a venire: non ci sarà pace per chi ha raggiunto nel sangue le
altezze della corona, perché in essa si agitano i fantasmi che inquietano le notti e avvelenano i giorni di chi impropriamente l’ha posta sul proprio capo. Il nuovo re è solo; ma di questo l’Autore
farà materia per una successiva opera, specificamente dedicata al tormentato regno di Enrico IV.

 

 

 

17, 18 e 19 novembre 2017

HAPPY CROWN

da Riccardo II di William Shakespeare
drammaturgia e regia Laura Angiulli
con
Paolo Aguzzi, Federica Aiello, Michele Danubio, Luciano Dell’Aglio, Alessandra D’Elia, Stefano Jotti, Gennaro Maresca
scene Rosario Squillace
luci Cesare Accetta

 

 

archivio

 

Flamenco Napuleño

 

Flamenco Napuleño nasce inizialmente come Guitar Duo, (Gabriel D’Ario chitarra flamenca – Dario di Pietro chitarra acustica/classica) per unire la cultura musicale della propria terra, Napoli, agli echi antichi della Spagna. Con la totale rivisitazione di armonie e arrangiamenti si vuole dare, ai brani storici antichi e moderni del repertorio della musica napoletana, una nuova chiave di lettura: la musica della terra del Cante Jondo, il Flamenco. Dal vivo si unisce spesso al duo il violinista Alfredo Pumilia, dando vita al Flamenco Napuleño Trio.
Il loro primo disco, dal titolo Flamenco Napuleño , pubblicato il 9 marzo 2017, contiene 10 brani. Uscito sia in copia fisica reperibile presso la Libreria Raffaello (via kerbaker 35, Napoli) sia in digitale reperibile su tutte le piattaforme online sia di streaming ( Spotify, Deezer, etc.) e nei digital stores in download (Amazon Mp3, Google Play, I-tunes, etc.).

 

 

 

Sabato 14 ottobre alle ore 19:00 

Per la rassegna Stazioni D’Emergenza

Aperitivi in musica

Flamenco Napuleño

Prodotto e arrangiato da Gabriel D’Ario, vede la partecipazione di alcuni tra i migliori musicisti partenopei:

Alfredo Pumilia (violino);
Pasquale Benincasa (percussioni);
Gaetano Perrone (flauto traverso);
Roberto De Rosa (basso);
Giuseppe Spinelli (chitarra elettrica).

 

 

 

archivio

Second Hand

®Photo Pasquale Ottaiano

 

programma

 

6 novembre 2017

Performing Arts Group

Compagnia Giovani Movimento Danza

STRADE PARALLELE

Regia e coreografie Sonia Di Gennaro

danzatori Susy Abbate,  Martina Galardo, Francesca Gifuni, Maria Cristina Puca

 

7 novembre 2017

Associazione Campania Danza con

KOSMOGRAPH

regia di Pasquale De Cristofaro

coreografie di Annarita Pasculli

danzatori Cristian Cianciulli, Giorgio Loffredo, Silvia Manfredi, Nunzia Prisco

attori Rosanna Di Palma, Alfonso Liguori, Giovanni Pisciotta

 

8 novembre 2017

Ariella Vidah – AiEP

VOXsolo

idea e regia Ariella Vidach, Claudio Prati

coreografia e danza  Ariella Vidach

interazione e composizione audio Paolo Solcia

interazione e composizione grafica Sebastiano Barbieri

set design Claudio Prati

costumi AiEP

 

 

 

 

 

6 – 8 novembre 2017

Movimento Danza

SECOND HAND – Di Seconda Mano XVI Ed.

rassegna di danza contemporanea ideata e diretta da Gabriella Stazio

 

 

 

 

HISTORIE DU SOLDAT 

 

PEPPE SERVILLO. FOTO DI GIANNI FIORITO

 

Nell’anno finale della Grande Guerra, esule in Svizzera dopo la confisca di tutti i suoi beni a causa della rivoluzione russa, privo di ogni mezzo di sostentamento, Igor Stravinsky, ispirandosi alle fiabe russe di Afanasiev, compose  Histoire du soldat, in collaborazione con lo scrittore Charles-Ferdinand Ramuz, anch’egli profugo.

La vicenda narra di un soldato che, tornato a casa in licenza, viene blandito dal diavolo il quale gli sottrae il violino in cambio di un libro capace di realizzare ogni suo desiderio. In tre giorni tutti i sui sogni si realizzano, ma al risveglio, tornato a casa, si rende conto che sono trascorsi  tre anni, sua moglie si è risposata e il suo posto nel focolare domestico è stato rimpiazzato. Ridiventato povero, il soldato riprende il cammino del profugo, giunge nel regno governato da un re la cui figlia malata sposerà chi sarà capace di guarirla. Con il suo violino, riconquistato al diavolo con uno stratagemma, seduce la principessa che, danzando un tango, un valzer e un ragtime, cade fra le sue braccia. Il tradizionale lieto fine viene tuttavia rovinato dal diavolo che reclama il violino e l’anima del soldato come stabilito dal patto, portandoselo via con una marcia trionfale

 

 

 

10 – 12 novembre 2017

Reggio Iniziative Culturali

HISTORIE DU SOLDAT – Percorso a ritroso tra le due guerre

voce recitante Peppe Servillo

Pathos Ensemble – Silvia Mazzon violino, Mirko Ghirardini clarinetto, Marcello Mazzoni pianoforte

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HISTOIRE DU SOLDAT

 

Nell’anno finale della Grande Guerra, esule in Svizzera dopo la confisca di tutti i suoi beni a causa della rivoluzione russa, privo di ogni mezzo di sostentamento, Igor Stravinsky, ispirandosi alle fiabe russe di Afanasiev, compose  Histoire du soldat, in collaborazione con lo scrittore Charles-Ferdinand Ramuz, anch’egli profugo.

La vicenda narra di un soldato che, tornato a casa in licenza, viene blandito dal diavolo il quale gli sottrae il violino in cambio di un libro capace di realizzare ogni suo desiderio. In tre giorni tutti i sui sogni si realizzano, ma al risveglio, tornato a casa, si rende conto che sono trascorsi  tre anni, sua moglie si è risposata e il suo posto nel focolare domestico è stato rimpiazzato. Ridiventato povero, il soldato riprende il cammino del profugo, giunge nel regno governato da un re la cui figlia malata sposerà chi sarà capace di guarirla. Con il suo violino, riconquistato al diavolo con uno stratagemma, seduce la principessa che, danzando un tango, un valzer e un ragtime, cade fra le sue braccia. Il tradizionale lieto fine viene tuttavia rovinato dal diavolo che reclama il violino e l’anima del soldato come stabilito dal patto, portandoselo via con una marcia trionfale.

 

 

 

10 – 12 novembre 2017

Reggio Iniziative Culturali

HISTORIE DU SOLDAT – Percorso a ritroso tra le due guerre

voce recitante Peppe Servillo

Pathos Ensemble – Silvia Mazzon violino, Mirko Ghirardini clarinetto, Marcello Mazzoni pianoforte