Dal 22 al 28febbraio 2018
CANDIDO O L’OTTIMISMO

drammaturgia e regia Laura Angiulli

tratto dal libro di Sándor Márai

adattamento di Fulvio Calise

con Renato Carpentieri e Stefano Jotti

scene Rosario Squillace

luci Cesare Accetta

 

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Quando Italo Calvino introdusse Candido di Voltaire ne sottolineò immediatamente la fluidità del ritmo . La velocità con la quale il racconto si svolge è abbagliante , toglie il respiro ; è nel giro di poche pagine che il protagonista viene travolto da eventi nefasti che gli tranciano gli affetti più veri.
La natura  sorprende gli uomini mostrandosi crudele e impietosa, tutto avviene repentinamente nel turbinio delle scene; nell’ inafferrabilità di quei momenti passa anche, silenziosa e sottile,  l’ineffabilità dell’uomo, con la sua bellezza sublime ma anche con l’ oscura e malvagia essenza che pure lo definisce. Cinico,vuoto, alienato è l’essere umano: Candido è la velocità con cui, giorno dopo giorno, l’essere umano esiste e si  fa storia .
Candido – così come Italo Calvino lo rappresenta-  è in sé leggerezza, velocità, sincera passione nel vivere, e sempre con tale leggerezza si aggira fra guerre e disavventure, eventi oscuri e vicende di morte, perché l’ “orto/esistenza” della vita, come che sia, va inevitabilmente coltivato. Candido è l’invito ad andare avanti, a  scrutare  l’orizzonte, per non negarsi la possibilità di scoprirne profondità e contrasti.
L’opera, nonostante l’apparente distanza di genere  è sostenuta da tratti marcatamente filosofici. In essa è portante la  critica alla visione Leibniziana che vuole il mondo  ordinato e forgiato per essere il migliore possibile; anche il mondo di Candido insegue la leggerezza di un vivere strutturato e felice – e proprio con leggerezza procede lo snodarsi della storia!-  e si concretizza comunque con spirito lieve, pur nel succedersi di immagini orrifiche e manifestazioni crude dell’esistenza. E’ un mondo che si definisce nel  contrasto. L’uomo agisce secondo causa ed effetto . L’ espressione del pensiero  filosofico illuminista  soccombe di fronte all’incapacità , propria dell’uomo,  di prevedere le “cause” per gestirne gli “effetti”. Così Candido , il più garbato e delicato  dei giovinetti , si ritrova , suo malgrado ,  a prendere tante “pedate nel culo” , sgarbatamente cacciato dal castello della Westfalia,   che pure interpreta il migliore dei castelli possibili .
La scoperta . Se questo è davvero il migliore dei mondi possibili ,  allora varrà la pena esplorarlo , perquisirne il corpo e assaporarne la bellezza : una geografia fisica e politica dell’animo umano che si risolve in un effetto paesaggistico con la speranza e la magnificenza della terra di Eldorado ,  luogo di pace e bellezza , in un tutt’uno con l’ immagine concreta e carnale  della bella Cunegonda A Eldorado, isola felice, si vive bene e tutto scorre verso il benessere e la vicinanza tra gli uomini , ma nel resto del mondo anche il corpo più innocente , anche Cunegonda ,  corre il pericolo di corrompersi sotto il peso incombente della bestia umana , col suo sesso e le sue ferite perpetuamente aperte.
Candido è opera sull’umano e sul terrore, ma non  esito di un pensiero volto al negativo ; sarebbe come negare  il carattere gioviale e acuto dello stesso Voltaire, indiscusso e abile interprete del suo tempo , del suo tempo artefice e altissimo pensatore.