A PORTE CHIUSE

 

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Due donne e un uomo, rinchiusi in un salotto per l’eternità. Quel salotto elegante e perbene è l’aldilà, e la loro convivenza è la condanna dopo la morte, perché “l’inferno sono gli altri”. Jean-Paul Sartre scrive A porte chiuse (Huis clos) nel 1944, firmando uno dei capolavori della drammaturgia europea: un serrato dialogo fra tre morti che protraggono la loro pena semplicemente rigettandosi in faccia verità scomode. Una metafora delle relazioni sociali e della stessa identità, formata dalla prospettiva degli altri. Un’intuizione che rimane sempre potente per la sua capacità di descrivere i rapporti umani, e dunque le aberrazioni e forzature del giudizio altrui, anche 70 anni dopo, nell’epoca in cui il “controllo” dell’altro passa impietoso e violento attraverso i media e i social network, definendo un “inferno globale” che è l’ambiente in cui viviamo.
Dopo gli “inferni” di Copi, Elfriede Jelinek, Koltès, Beckett o Pasolini, Andrea Adriatico approda all’opera più esplicita riguardante la pressione sociale come fonte di sofferenza per l’uomo della nostra epoca. E lo fa in una coproduzione che vede coinvolti Teatri di Vita, Akròama T.L.S. e Teatri

 

 

 

28 – 30 novembre 2017

Teatri di Vita, Akròama T.L.S.

A PORTE CHIUSE

ispirato a Jean-Paul Sartre
drammaturgia di Andrea Adriatico e Stefano Casi
regia di Andrea Adriatico
con Gianluca Enria, Teresa Ludovico, Francesca Mazza, Leonardo Bianconi
con l’amichevole partecipazione di Angela Malfitano e Leonardo Ventura

 

 

archivio

 

A PORTE CHIUSE

 

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Due donne e un uomo, rinchiusi in un salotto per l’eternità. Quel salotto elegante e perbene è l’aldilà, e la loro convivenza è la condanna dopo la morte, perché “l’inferno sono gli altri”. Jean-Paul Sartre scrive A porte chiuse (Huis clos) nel 1944, firmando uno dei capolavori della drammaturgia europea: un serrato dialogo fra tre morti che protraggono la loro pena semplicemente rigettandosi in faccia verità scomode. Una metafora delle relazioni sociali e della stessa identità, formata dalla prospettiva degli altri. Un’intuizione che rimane sempre potente per la sua capacità di descrivere i rapporti umani, e dunque le aberrazioni e forzature del giudizio altrui, anche 70 anni dopo, nell’epoca in cui il “controllo” dell’altro passa impietoso e violento attraverso i media e i social network, definendo un “inferno globale” che è l’ambiente in cui viviamo.
Dopo gli “inferni” di Copi, Elfriede Jelinek, Koltès, Beckett o Pasolini, Andrea Adriatico approda all’opera più esplicita riguardante la pressione sociale come fonte di sofferenza per l’uomo della nostra epoca. E lo fa in una coproduzione che vede coinvolti Teatri di Vita, Akròama T.L.S. e Teatri

 

 

 

28 – 30 novembre 2017

Teatri di Vita, Akròama T.L.S.

A PORTE CHIUSE

ispirato a Jean-Paul Sartre
drammaturgia di Andrea Adriatico e Stefano Casi
regia di Andrea Adriatico
con Gianluca Enria, Teresa Ludovico, Francesca Mazza, Leonardo Bianconi
con l’amichevole partecipazione di Angela Malfitano e Leonardo Ventura

 

 

 

MDSLX

26 novembre 2017  

MDSLX  MOTUS 2015

regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò

drammaturgia Daniela Nicolò e Silvia Calderoni

suoni Enrico Casagrande

in collaborazione con Paolo Panella Damiano Bagliluci

video Alessio Spirli

 

MDLSX è ordigno sonoro, inno lisergico e solitario alla libertà di divenire, al gender blending, all’essere altro dai confini del corpo, dal colore della pelle, dalla nazionalità imposta, dalla territorialità forzata, dall’appartenenza a una Patria. Di appartenenza aperta alle Molteplicità scriveva R. Braidotti in “On Becoming Europeans”, avanzando la proposta di una identità post-nazionalista. Ed è verso la fuoriuscita dalle categorie – tutte, anche artistiche – che MDLSX tende. È uno “scandaloso” viaggio teatrale di Silvia Calderoni che – dopo 10 anni con Motus – si avventura in questo esperimento dall’apparente formato del

Dj/Vj Set, per dare inizio a una esplorazione sui confini. In MDLSX collidono brandelli autobiografici ed evocazioni letterarie e sulla confusione tra fiction e realtà, oscillando da Gender Trouble a Undoing Gender. Citiamo Judith Butler che, con “A cyborg Manifesto” di Donna Haraway, il “Manifesto Contra-sexual” di Paul B. Preciado e altri cut-up dal caleidoscopico universo dei Manifesti Queer, tesse il background di questa Performance-Mostro. “Il cambiamento necessario è talmente profondo che si dice sia impossibile, talmente profondo che si dice sia inimmaginabile. Ma l’impossibile arriverà e l’inimmaginabile è inevitabile”  – Paul B. Preciado, Manifesto Animalista.

 

 

HAPPY CROWN

 

Una lettura inconsueta che restringe nel chiuso dell’illustre famiglia di regnanti-ripartita fra York e Làncaster, tutti discendenti dal prolifico Edoardo III- l’opera drammatica, le cui vicende attraversano e segnano la storia inglese dell’ultimo decennio del Quattordicesimo secolo.
Riccardo II di York, re a soli 9 anni, fa prova dell’esperienza di governo fino dalla giovanissima età, ma un certo sentimento adolescenziale mai del tutto abbandonato ne frena il compimento in una crescita adeguata al ruolo, e ne brucia in un epilogo di tragica caduta le premesse che si erano proposte con positivi auspici. Egli è fragile nel temperamento, discontinuo nell’impegno, sposo trasgressivo, sovrano disattento alle richieste del popolo e alla solidità dello Stato; si circonda di amici dissoluti, pronti a tradirlo alle prime ombre, per porsi al servizio del nuovo che avanza.
Bolingbroke di Làncaster è l’antagonista, cugino coetaneo del re consacrato, abile organizzatore e gestore di un successo che sarà poi pienamente raccolto. D’altra parte è lo stesso Riccardo a
alimentare le aspirazioni del congiunto e a spianargli la strada, fornendo più di un’attenuante alle sue mire, poiché alla morte del di lui padre gli ha confiscato i beni e l’ha mandato in esilio con
pretestuosi motivi.
Ecco dunque, con acuto tatticismo abilmente posto in atto, l’acquisizione di una posizione di tutto vantaggio da parte di Bolingbroke, che a capo di un folto esercito rientra in patria, acclamato e sostenuto dal popolo e da gran parte dei pari del regno.
Re Riccardo è solo. Dei membri della fastosa famiglia restano in pochi: lo zio Gloucester è staton assssinato –si sospetta, con iniziativa condivisa dallo stesso Riccardo-, il vecchio Gaunt padre di
Bolingbroke è morto. Non c’è che York, zio di entrambi i contendenti, a opporsi alle pretese dell’audace aspirante-espropriatore della sovranità, per il necessario richiamo alle leggi di successione. Ma Bolingbroke vince di netto; il rivolgimento posto in essere nel tessuto sociale di ogni ceto è ormai troppo avanti. L’anziano York è costretto a favorire con artificio giuridico la traslazione del regno nelle mani del nipote Làncaster, e a Riccardo appena trentatreenne tocca in
sorte la fine dei re deposti, assassinati perché sgomberino il campo al nuovo governante. Anche qui, come in altre storie e luoghi d’Occidente, tutto si è compiuto con prevedibile cadenza:
ascesa, fasti, caduta in disgrazia, morte.
Il corpo massacrato di Riccardo, simulacro della sacralità violata, giace ai piedi di Bolingbroke e getta una luce sinistra sul tempo a venire: non ci sarà pace per chi ha raggiunto nel sangue le
altezze della corona, perché in essa si agitano i fantasmi che inquietano le notti e avvelenano i giorni di chi impropriamente l’ha posta sul proprio capo. Il nuovo re è solo; ma di questo l’Autore
farà materia per una successiva opera, specificamente dedicata al tormentato regno di Enrico IV.

 

 

 

17, 18 e 19 novembre 2017

HAPPY CROWN

da Riccardo II di William Shakespeare
drammaturgia e regia Laura Angiulli
con
Paolo Aguzzi, Federica Aiello, Michele Danubio, Luciano Dell’Aglio, Alessandra D’Elia, Stefano Jotti, Gennaro Maresca
scene Rosario Squillace
luci Cesare Accetta

 

 

archivio

 

HISTORIE DU SOLDAT 

 

PEPPE SERVILLO. FOTO DI GIANNI FIORITO

 

Nell’anno finale della Grande Guerra, esule in Svizzera dopo la confisca di tutti i suoi beni a causa della rivoluzione russa, privo di ogni mezzo di sostentamento, Igor Stravinsky, ispirandosi alle fiabe russe di Afanasiev, compose  Histoire du soldat, in collaborazione con lo scrittore Charles-Ferdinand Ramuz, anch’egli profugo.

La vicenda narra di un soldato che, tornato a casa in licenza, viene blandito dal diavolo il quale gli sottrae il violino in cambio di un libro capace di realizzare ogni suo desiderio. In tre giorni tutti i sui sogni si realizzano, ma al risveglio, tornato a casa, si rende conto che sono trascorsi  tre anni, sua moglie si è risposata e il suo posto nel focolare domestico è stato rimpiazzato. Ridiventato povero, il soldato riprende il cammino del profugo, giunge nel regno governato da un re la cui figlia malata sposerà chi sarà capace di guarirla. Con il suo violino, riconquistato al diavolo con uno stratagemma, seduce la principessa che, danzando un tango, un valzer e un ragtime, cade fra le sue braccia. Il tradizionale lieto fine viene tuttavia rovinato dal diavolo che reclama il violino e l’anima del soldato come stabilito dal patto, portandoselo via con una marcia trionfale

 

 

 

10 – 12 novembre 2017

Reggio Iniziative Culturali

HISTORIE DU SOLDAT – Percorso a ritroso tra le due guerre

voce recitante Peppe Servillo

Pathos Ensemble – Silvia Mazzon violino, Mirko Ghirardini clarinetto, Marcello Mazzoni pianoforte

Acquista il tuo biglietto online

 

 

 

 

HISTOIRE DU SOLDAT

 

Nell’anno finale della Grande Guerra, esule in Svizzera dopo la confisca di tutti i suoi beni a causa della rivoluzione russa, privo di ogni mezzo di sostentamento, Igor Stravinsky, ispirandosi alle fiabe russe di Afanasiev, compose  Histoire du soldat, in collaborazione con lo scrittore Charles-Ferdinand Ramuz, anch’egli profugo.

La vicenda narra di un soldato che, tornato a casa in licenza, viene blandito dal diavolo il quale gli sottrae il violino in cambio di un libro capace di realizzare ogni suo desiderio. In tre giorni tutti i sui sogni si realizzano, ma al risveglio, tornato a casa, si rende conto che sono trascorsi  tre anni, sua moglie si è risposata e il suo posto nel focolare domestico è stato rimpiazzato. Ridiventato povero, il soldato riprende il cammino del profugo, giunge nel regno governato da un re la cui figlia malata sposerà chi sarà capace di guarirla. Con il suo violino, riconquistato al diavolo con uno stratagemma, seduce la principessa che, danzando un tango, un valzer e un ragtime, cade fra le sue braccia. Il tradizionale lieto fine viene tuttavia rovinato dal diavolo che reclama il violino e l’anima del soldato come stabilito dal patto, portandoselo via con una marcia trionfale.

 

 

 

10 – 12 novembre 2017

Reggio Iniziative Culturali

HISTORIE DU SOLDAT – Percorso a ritroso tra le due guerre

voce recitante Peppe Servillo

Pathos Ensemble – Silvia Mazzon violino, Mirko Ghirardini clarinetto, Marcello Mazzoni pianoforte

 

 

 

 

LETTERA AD UNA PROFESSORESSA

 

 

Liberamente ispirato al libro-creazione collettiva degli allievi di Barbiana, scritto con la regia di don Milani, Lettera ad una professoressa nella messinscena di Chille De La Balanza, è uno spettacolo anticonvenzionale e sperimentale il cui impianto è destrutturato e reso collage di video, citazioni, reading con la partecipazione attiva di alcuni spettatori.

Lettera ad una professoressa riguarda sì la scuola come argomento specifico, ma nella realtà riguarda la società italiana, l’attualità di vita italiana”. Così affermava Pasolini all’indomani della pubblicazione del libro e, per quanto i tempi siano cambiati e di molto, la complessa riflessione milaniana sulla società e sulla scuola appare tuttavia assolutamente attuale.

Chille De La Balanza è una storica compagnia di teatro di ricerca nata a Napoli nel 1973 e residente a San Salvi, l’ex-città manicomio dal 1998. Carmelo Pellicanò, ultimo direttore del manicomio fiorentino collegò l’uscita degli ultimi matti con l’ingresso di una compagnia teatrale. MemoriaEREDITA’ è il titolo del percorso di ricerca della compagnia nel triennio 2015/2017.

 

 

25, 26, e 27 ottobre ore 20.30

Compagnia Chille de la balanza

LETTERA AD UNA PROFESSORESSA

di e con Claudio Ascoli

con Sissi Abbondanza e Monica Fabbri

luci e suono Martino Lega

video Francesco Ritondale

  

 

 

 

ALIENS

THE ALIENS

 

KJ e Jasper sembrano esercitare un piccolo sforzo per muoversi attraverso la vita.
Non c’è niente che sappia motivarli. Siedono su una panchina o su vecchie sedie nel retro di un bar… parlano di musica, di filosofia e di Charles Bukowski, padre del realismo sporco. Come Bukowski, pensano alla scrittura, all’alcol, ai rapporti con le donne e alla fatica del lavoro.
KJ scarabocchia periodicamente idee per un libro… Hanno formato una band, non potendo accordarsi su un nome, pensano di avere risolto la loro diatriba chiamandola The Aliens, ma è ancora una volta una decisione non portata a compimento.
Sono “alieni” nel senso dell’essere “alienati”.
Poi nel loro privato entra Evan, un giovane timido, sessualmente inattivo, fuori dal mondo, un soggetto per così dire naif, ancora smarrito nell’alone di un’insuperata “angoscia adolescenziale”…

 

 

Rassegna Stazioni D’Emergenza 2017

sabato 14 ottobre ore 20.30 e domenica 15 ottobre ore 18.00

Khora.teatro e Pierfrancesco Pisani
THE ALIENS
di Annie Baker
traduzione Monica Capuani
con Giovanni Arezzo, Francesco Russo, Jacopo Venturiero
regia di Silvio Peroni

 

  

 

 

 

TERRA DI ROSA – u cantu ca vi cantu –

 

 

Rosa che cantava la terra. Rosa che suo padre le diceva sempre: “i fimmini non cantunu, cantunu sulu i buttani!” Rosa che la sua terra, un giorno, l’ha dovuta lasciare. Rosa tradita, da quella stessa terra. Rosa tra fame e violenza. Rosa tra dolori e abusi. Rosa disperata. Rosa grido di speranza. Rosa di ieri. Rosa di oggi.
C’era  una  volta  una  donna,  che  la  sua terra, bella e piena di contraddizioni, se la portava dentro. La sua terra dura e amara, questa donna la raccontava con la sua voce profonda, scavando fino nelle viscere,  col  suo  canto  ancestrale  che  si innesta in un presente ancora difficile. Terra   di emigrazione, difficile viverci e sopravviverci.
Il sud. Un’unica terra dalla quale non si parte mai del tutto.

 

 

Rassegna Stazioni D’Emergenza 2017

12, 13 ottobre 2017 – ore 20.30

TERRA DI ROSA 

di e con Tiziana Francesca Vaccaro

musiche di Andrea Balsamo

 

 

 

 

 

SILENZI_Frammenti di un discorso di coppia

 

C’è un corpo disteso.
A chi appartiene? Che cosa è accaduto?
Un uomo e una donna per continuare a parlarsi hanno bisogno di incontrarsi in una terra di mezzo.
Cosa ci fanno lì? Ci lavorano? Piangono di cuore o lo fanno per soldi?
Forse sono lì perché non hanno altra scelta.
Un’interrogazione sulla coppia e sulla scena.
Sulla coppia in scena. Una palestra in cui animus e anima, cioè il lato maschile e femminile dell’individuo, possono esercitarsi e mettersi a nudo.
Una ricerca sulle zone di limite, fra il sonno e la veglia, la vita e la morte,  la platea e la scena.

 

Rassegna Stazioni D’Emergenza 2017

10, 11 ottobre 2017 – ore 20.30

Teatro Patalò,
drammaturgia Rita Frongia
collaborazione artistica e tecnica Antonio Perrone
costumi Drama Costumi Teatrali
registrazioni Farmhouse Studio
testo, regia, disegno luci e interpretazione Isadora Angelini e Luca Serrani