TERRA DI ROSA – u cantu ca vi cantu –

 

 

Rosa che cantava la terra. Rosa che suo padre le diceva sempre: “i fimmini non cantunu, cantunu sulu i buttani!” Rosa che la sua terra, un giorno, l’ha dovuta lasciare. Rosa tradita, da quella stessa terra. Rosa tra fame e violenza. Rosa tra dolori e abusi. Rosa disperata. Rosa grido di speranza. Rosa di ieri. Rosa di oggi.
C’era  una  volta  una  donna,  che  la  sua terra, bella e piena di contraddizioni, se la portava dentro. La sua terra dura e amara, questa donna la raccontava con la sua voce profonda, scavando fino nelle viscere,  col  suo  canto  ancestrale  che  si innesta in un presente ancora difficile. Terra   di emigrazione, difficile viverci e sopravviverci.
Il sud. Un’unica terra dalla quale non si parte mai del tutto.

 

 

Rassegna Stazioni D’Emergenza 2017

12, 13 ottobre 2017 – ore 20.30

TERRA DI ROSA 

di e con Tiziana Francesca Vaccaro

musiche di Andrea Balsamo

 

 

 

 

 

SILENZI_Frammenti di un discorso di coppia

 

C’è un corpo disteso.
A chi appartiene? Che cosa è accaduto?
Un uomo e una donna per continuare a parlarsi hanno bisogno di incontrarsi in una terra di mezzo.
Cosa ci fanno lì? Ci lavorano? Piangono di cuore o lo fanno per soldi?
Forse sono lì perché non hanno altra scelta.
Un’interrogazione sulla coppia e sulla scena.
Sulla coppia in scena. Una palestra in cui animus e anima, cioè il lato maschile e femminile dell’individuo, possono esercitarsi e mettersi a nudo.
Una ricerca sulle zone di limite, fra il sonno e la veglia, la vita e la morte,  la platea e la scena.

 

Rassegna Stazioni D’Emergenza 2017

10, 11 ottobre 2017 – ore 20.30

Teatro Patalò,
drammaturgia Rita Frongia
collaborazione artistica e tecnica Antonio Perrone
costumi Drama Costumi Teatrali
registrazioni Farmhouse Studio
testo, regia, disegno luci e interpretazione Isadora Angelini e Luca Serrani

 

 

 

 

 

Le Sorelle Prosciutto

Due giovani donne. Giovani, ma neanche troppo. Dietro di loro c’è una storia. È quella di una famiglia che per 50 anni ha fatto “i prosciutti più buoni del mondo”.   Sì, certo, sono buoni anche la Pata Negra e il San Daniele, ma questo non è mica uno spettacolo obiettivo, soprattutto se a raccontare c’è qualcuno che fra i prosciutti ci ha giocato a nascondino da piccolo. –

Tra le vite vissute s’ incastra la storia di un paese, che in mezzo secolo si è ritrovato artigiano, industriale e poi interinale. Una storia di successi, di fatiche, di rotture, di cambiamenti. E di un vuoto da colmare. C’è un filo di malinconia per il tempo che non c’è, ma anche l’ironia di chi guarda le cose da lontano.

 

Stazioni D’Emergenza – 3 – 4 ottobre 2017

Compagnia Teatri Reagenti

LE SORELLE PROSCIUTTI

da un  progetto di Francesca Grisenti, scritto con  Eva Martucci e Massimo Donati

con Francesca Grisenti e Eva Martucci

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Raccogliere e Bruciare

Liberamente ispirato alla Antologia di Spoon Riverer di Edgar Lee Masters
testo, ideazione scenica, costumi e regia Compagnia Teatrale Enzo Moscato
installazioni Mimmo Palladino
luci Cesare Accetta
ricerche musicali Teresa Di Monaco
trucco Vincenzo Cucchiara
con Giuseppe Affinito, Massimo Andrei, BENEDETTO CASILLO, Salvatore Chiantone, Gino Curcione, Enza Di Blasio, Carlo Di Maio, Caterina Di Matteo, Cristina Donadio, Tina Femiano, Gino Grossi, Carlo Guitto, Amelia Longobardi, Ivana Maione, Vincenza Modica, Rita Montes, Anita Mosca, Enzo Moscato, Francesco Moscato, Gianky Moscato, Imma Villa
e con la partecipazione di Maria Pia Affinito, Oscar e Isabel Guitto, Isabella Mosca Lamounier, Lucia Celi, Rosa Davide, Donatella Sbrigia
coproduzione Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia, Compagnia Enzo Moscato\ Casa del Contemporaneo

 

Raccogliere e Bruciare | Napoli Teatro Festival Italia
9, 10, 11 giugno
ore 21.00
durata 1h e 40m

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Enzo Moscato dirige per questa edizione del Festival un testo a cui da anni lavora:

«Portare sulla scena, dopo averla imbrattata qua e là di lingua e di suoni napoletani, l’incredibile Antologia di Spoon River, capolavoro di Edgar Lee Masters è sempre stato un mio obiettivo. Ho cominciato a provarci sulla carta all’inizio del biennio 1994/95, mentre scrivevo e progettavo il testo-spettacolo Co’stell’azioni, lavorando di traduzione su piccoli brani e procedendo con grandissima cautela.

Perché, si sa, quella di dare in altra lingua le parole, le emozioni, i suoni, i sensi di una diversa civiltà o etnia, lasciandone inalterata la verità profonda è un’operazione delicata e di responsabilità. […]

Di conseguenza, ci son voluti da parte mia un paio di decenni e molte prove di lavoro di scrittura traduttoria del testo poetico americano, per decidermi a darne finalmente una possibile versione scenica partenopea, in ottanta frammenti, scelti accuratamente all’interno dei 263 frames complessivi di cui si compone l’originale di Lee Masters».

L’evento è realizzato nell’ambito della X ed. del Napoli Teatro Festival Italia. Progetto cofinanziato dall’Unione Europea, dallo Stato Italiano e dalla Regione Campania, nell’ambito del POC Campania FESR 2014-2020.

 

 

archivio

 

YESTERDAY

“Ho visto un’anziana al funerale del figlio che ad un certo punto ha smesso di piangere perché non si ricordava più che ci facesse là. Ha detto: Portatemi via, chi è quello là dentro?”. Da questa esperienza è scaturita la nostra ricerca e questo lavoro. La perdita della memoria è una malattia che complica tutto perché fa smarrire il senso delle cose, fino a farle sparire nell’indistinto. E’ un naufragare inesorabile verso il niente. E’ un lento smarrirsi nel silenzio e nell’assenza. Lo spettacolo oscilla tra ricordi e presente, tra visioni della mente e realtà.

Ogni riferimento a fatti e persone non è puramente casuale Lo spettacolo è ispirato a una storia vera 

 

Yesterday. L’ultimo gioco di Jana Balkan
con Jana Balkan, Isabella Caserta, Francesco Laruffa
regia degli interpreti produzione Teatro Scientifico – Teatro Laboratorio

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ORARI SPETTACOLI
lunedì 29: ore 20:30
martedì 30: ore 20:30
mercoledì 31: ore 20:30

 

BIGLIETTI:
intero 15 euro
ridotto 12 euro [per convenzionati e over 65] giovani under 30 10 euro
CARTA FELTRINELLI
Biglietto d’ingresso ridotto € 12 anziché € 15
CARTA PIU’ e CARTA MULTI PIU’
Biglietto d’ingresso ridotto € 10 anziché € 15
Presenta la tua carta al botteghino

E’ possibile riservare telefonicamente o via mail.
Il ritiro del biglietto prenotato deve essere effettuato 30 minuti prima dell’inizio dello spettacolo, salvo diversa comunicazione.

convenzionati con
Supergarage
via Shelley 11 – Napoli / t. +39 0815518708

 

 

 

LASCIATEMI SOLA

Sara Bertelà si cimenta in una nuova straordinaria prova d’attrice confrontandosi con un piccolo romanzo di rara intensità..
“Lasciami sola” è la preziosissima eredità di Marcelle Sauvageot, un Commentaire diventato caso letterario, alla sua prima uscita editoriale nel 1934, che interessò e commosse grandi intellettuali francesi ; Paul Claudel, Clara Malraux, Paul Valery rimasero toccati dall’intensità di questo grido di dolore puro e senza tempo che partendo da un’esperienza esistenziale autobiografica si trasforma in testimonianza lucida e straziante su grandi temi come l’amore, la morte, l’amicizia e la gelosia.
Una giovane donna ricoverata in un sanatorio da dove forse non uscirà più, apre una lettera del suo amante: poche parole lapidarie con cui lui le annuncia che sposerà un’altra e le offre in cambio la sua amicizia. A questa sentenza senza appello Marcelle Sauvageot risponde con una sorta di commento , di riflessione sotto forma di monologo in cui spietatamente si interroga scandagliando con coraggio e lucidità il mistero dei sentimenti più intimi , illuminando nel dolore e nel desiderio di amore assoluto le ragioni profonde dell’alterità tra due esseri umani, senza pietà per se stessa e per l’altro. “ Certo che voglio perdere la testa, ma voglio cogliere il momento in cui la perdo, e spingere la conoscenza più lontano della coscienza che desiste. Bisogna essere presenti alla propria felicità”.

Attorno a questa esplorazione dei sentimenti dura, impietosa, lacerante, Sara Bertelà con la collaborazione di Paola Donati regala uno studio che va oltre la parola mettendo in scena una affascinante “partitura” che attinge alla musica e dunque al linguaggio del corpo. Il tutto punteggiato dalle note di un violoncello suonato dal vivo.

Marcelle Sauvageot
Cresciuta in una famiglia della Lorena, Marcelle Sauvageot si trovava nella condizione di “rifugiata orientale”, espatriata durante i tumulti della Prima guerra mondiale. Si trasferì successivamente a Bar-le-Duc, Troyes, poi Parigi e Chartres, prima di rientrare nella capitale alla fine del 1918, dopo l’armistizio.

Fu in quel momento che incontrò René Crevel (1900-1935) e Jean Mouton (1899-1995), entrambi “Sorboniani”, ai quali si legò con una profonda amicizia. In seguito si trasferì a Charleville per insegnare Lettere.

La tragedia colpì Marcelle Sauvageot nel fiore degli anni. Ha solo venticinque anni quando si ammala di “peste bianca”, la tubercolosi, e quando ha inizio una serie di lunghi ricoveri in sanatorio. È proprio nell’ospedale di Tenay-Hauteville, nell’Ain, che compose “Lasciami sola”, sua opera unica. Più tardi si trasferì a Davos, in Svizzera, dove morì pochi anni dopo.

 

11 – 14 maggio 2017
Nidodiragno con Fondazione Teatro Due di Parma
Sara Bertelà
in
Lasciatemi sola
tratto dal romanzo di Marcelle Sauvageon
cura di Paola Donati
adattamento di Sara Bertelà e Danilo Macrì

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SDISORE’

Milano in questi anni sta cambiando la propria identità, si sta aprendo al mondo e sta cercando una dimensione metropolitana. In questo dinamismo diventa ancor più interessante il desiderio di confrontarsi con un autore che della ricerca e della contaminazione ha fatto il suo tratto distintivo. Giovanni Testori parte dalla propria identità, dalla propria storia, di cui Milano è sempre stato il centro, per creare commistioni con diversi generi e suoni e porta alla luce una nuova lingua e nuovi suoni, derivati da un dialetto che non si usa più, ma che assorbe i francesismi e i modi di dire che ci rimandano ad un ascolto diverso, profondo, di attesa.

SdisOre’ ripercorre la strada della riscrittura delle grandi tragedie, già sperimentata da Testori con Ambleto, Macbetto e Edipus.
L’Orestea di Eschilo diventa materia plasmabile da reinventare radicalmente, per affidare ad un narratore monologante il tormento di Oreste, le voci e i corpi di Clitennestra, Egisto e Elettra. Centro del testo è la parola incarnata che genera ogni volta una lingua nuova, dove il dialetto lombardo è solo il polo d’attrazione al quale si legano lingue vive e inventate (francese, spagnolo, inglese, latino).
Un solo attore in scena da’ vita a tutti i personaggi, ma continua a fermarsi per far emergere la sua storia, perché solo partendo dalla nostra identità si può far emergere quella altrui. Oreste torna a casa per vendicare il padre Agamennone, ucciso da Clitennestra e dal suo nuovo “ganzo”, Egisto, che ora ne usurpa il trono. Accompagnato dall’amico Pilade, trova ad attenderlo alla tomba di Agamennone la sorella Elettra.
Ancora una volta Testori sposta il contesto della tragedia: dalla reggia degli atridi siamo calati nel cuore della provincia Milanese, suo amato paesaggio natale. Da qui discende una tragedia “un po’ da stalla” – come lo definì lo stesso autore – molto cruenta, ma anche divertente e comica per l’espressività del linguaggio.
L’intreccio è lo stesso della tragedia eschilea fino a virare bruscamente poco dopo la metà: «per questo lo chiamo sdisOre’, perché la negazione si fa totale». Dopo l’assassinio, perde il coraggio e dice «in due mi divisco»: l’eroe quindi rinuncia alla giustizia civile, all’assoluzione di Atena e dei cittadini e mentre la voce di Oreste lentamente sfuma in quella dell’autore, lo spettacolo finisce nella ricerca di una coscienza comune, nell’attesa di un perdono.
Il Testo

SdisOre’ è l’estremo omaggio di Testori alla carità salvifica. Omaggio che acquista ancora maggior valore dalla diversità profonda tra la riproposizione e il modello offerto dalla tradizione tragica. L’eroe portatore della carità che salverà il mondo ha qui tanto più efficacia di esempio in quanto oltre che staccarsi dalla massa corrotta e degradata dell’umanità, in modo da vederne il marcio e cercare rimedio, si distacca in modo provocatorio da secoli di tradizione, tanto da rinunciare al suo nome e alla sua identità mitica. Questo è quello che accade allo scarrozzante-Oreste alla fine del suo monologo drammatico: il filo della vendetta, dopo essere stato teso nel corso del dramma con l’aiuto dell’enfasi sulla negatività della figura di Clitemnestra, si spezza improvvisamente mediante l’affidamento ad Oreste, eroe della vendetta per eccellenza, un messaggio di misericordia. Oreste, una volta compiuto il duplice assassinio, si pente rinnegando il «gran macello» in nome di concetti del tutto nuovi che non appartengono al «grechico vucabular»: il perdono e la carità. Il capo della città di Argo chiede ad Oreste di andare in esilio lontano e di rinunciare insieme alla sua terra e ai suoi diritti anche al nome che gli è stato assegnato.
SdisOre’ rinuncia alla sua tradizionale identità, ma il suo sarà forse un viaggio verso una nuova più vera identità. La «granda e sacra vela» di Oreste prende il largo nel tramonto e si sente nell’aria l’attesa della comparsa del «remador atteso» che sappia condurre l’umanità ad un diverso approdo.
«Invoco te, scrivan o narrator che sei» con queste parole il personaggio di Egisto si rivolge all’autore.
Anche in altri monologhi teatrali di Testori con i quali mi sono già misurato (Cleopatras e MaterStrangoscias), i personaggi si rivolgevano all’autore, ma la cosa rimaneva nell’ambito di una ludica metateatralità. Si trattava di personaggi in cerca di un autore il cui ruolo, nei loro confronti, si confondeva con quello divino e l’autore restava così, lontano e artefice del suo ironico distacco.
Qui al termine scrivan si aggiunge narrator dove però narrator non appare come semplice sinonimo di scrivan dal momento che il narrator è concretamente presente sulla scena ed è proprio lui a dare corpo a quegli stessi personaggi che lo invocano. Nella figura del narratore, i personaggi sono già pertanto presenti, ma lì è anche presente l’autore del cui pensiero il narratore si deve fare pienamente carico.

Il narratore è il corpo dell’autore che rivive materialmente, attraverso di lui, i tormenti, le angosce e le debolezze di una umanità stolta e crudele, ma pur sempre unica e insostituibile. Le rivive come un gioco che pian piano si trasforma in sorpresa per lui e per chi lo ascolta. Una sorpresa culturale già scritta nella mente di chi l’ ha scritta e nuova per colui che sulla scena è delegato a scoprirla per noi. Ne viene un gioco a doppia mandata dove colui che ci racconta la storia ne scopre il succo proprio nel momento in cui ce la consegna e, in più, scopre di doverla fare sua perché è di fatto sua anche se lui stesso la sta rendendo pubblica mentre se ne chiarisce gli snodi.

L’autore coincide col narratore, ma per la natura stessa del Teatro, anche l’attore viene a sua volta a coincidere col narratore. In tal modo si presenta come il terzo della gerarchia e deve cercare di “capire” (come solo un corpo in balia del Teatro può capire) le pulsioni, i crucci, i segreti dell’autore per farceli rivivere attraverso il racconto del suo apprendistato esistenziale.
L’attore, quindi, giocando con gli arditi funambolismi di una lingua densa, colta, popolare e teatrale, si trova a fare i conti con una materia che ha poi invece, proprio nell’essere raccontata, la sua origine e il suo rendiconto.
L’attore/narratore deve dunque mettere in atto tutti gli elementi che lo aiutano a rivivere, nel rapporto rituale ironico e commosso col pubblico, le tappe di un processo che ci porterà lontano. A partire da una struttura di rapporti già consegnateci dalla classicità con le sue brave contraddizioni, sviluppa, nella lucidità dell’analisi, nella partecipazione alle miserie dei personaggi, nella complementarietà dell’elemento musicale, in uno spazio allusivo tra Adda e Ade, un percorso alla disperata ricerca di una soluzione in grado di spostare l’attenzione della nostra esperienza «da un senso ad altro senso». Un viaggio che il narratore auspica nel Teatro e quindi nella coscienza sua e nostra dove ogni volta, ad ogni tappa, ad ogni incontro, «l’istessa mai più serà».( Gigi Dall’Aglio).

 

25 – 30 aprile 2017
Il teatro degli Incamminati
SDISORE’
di Giovanni Testori
regia Gigi Dall’Aglio
con Michele Maccagno
musiche composte ed eseguite dal vivo da Emanuele Nidi

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ORARI SPETTACOLI
martedì 25: ore 20.30
mercoledì 26: ore 20:30
giovedì 27: ore 20:30
venerdì 28: ore 20:30
sabato 29: ore 20:30
domenica 30: ore 18:00

BIGLIETTI:
intero 15 euro
ridotto 12 euro [per convenzionati e over 65] giovani under 30 10 euro
CARTA FELTRINELLI
Biglietto d’ingresso ridotto € 12 anziché € 15
CARTA PIU’ e CARTA MULTI PIU’
Biglietto d’ingresso ridotto € 10 anziché € 15
Presenta la tua carta al botteghino

E’ possibile riservare telefonicamente o via mail.
Il ritiro del biglietto prenotato deve essere effettuato 30 minuti prima dell’inizio dello spettacolo, salvo diversa comunicazione.

convenzionati con
Supergarage
via Shelley 11 – Napoli / t. +39 0815518708

 

 

 

 

LA BEATITUDINE

Questa è una storia di una coppia che non riesce a generare e di una madre e un figlio indissolubilmente legati da una malattia. Questa è la storia di un mago pastore che illude gli uomini che la fantasia possa risolvere i problemi della realtà.
Questa è la storia di un unico essere umano in tutte le fasi della sua esistenza, dal primo passaggio nell’età adulta alla vecchiaia.
Questa è una giostra della vita, spazio unico e nero in cui i personaggi si muovono, si incontrano, si amano, si odiano e si ammazzano.
Questa è una storia in bilico tra reale e irreale, tra tangibile e immaginato, tra materia e pensiero.
Il teatro stesso è continuamente esposto alla gogna della finzione e per questo, in questi anni dominati dall’iper-realismo, è in pericolo: credere ad un attore che recita è faticoso e, in alcuni casi, è diventato superfluo, superato, inattuale. Ma quel teatrante che si agita sul palco, come preso dalla morsa di una tagliola, ha il potere di trasformare la percezione della realtà di un gruppo di persone che continua a darsi appuntamento in luoghi chiamati teatri per provare a sentire insieme le stesse cose. Una comunità tenuta assieme da una tensione comune.
Il teatro, insomma, è una truffa, perché attraverso un trucco, costringe uomini e donne qualunque ad annullare distanze di sicurezza spaziali e di pensiero e li accorda all’unisono, dettando il ritmo attraverso la finzione. Inganna la percezione dello spettatore, gli fa perdere il senso del tempo e il contatto razionale con la sua individualità, è un imbuto cilindrico che risucchia l’attenzione di chi guarda e la risputa fuori schiaffeggiandolo con non poca grazia mentre mostra il doppio fondo della scena.
La finzione va mostrata perché, una volta che il teatro ha in pugno lo spettatore, dopo che lo ha preso alle spalle, può finalmente rivelare il trucco dell’arte e della vita.
Il teatro, quindi, è roba per maghi e fattucchiere..

 

Dal 19 al 23 aprile andrà in scena lo spettacolo teatrale La Beatitudine.

produzione Fibre Parallele
coproduzione Festival delle Colline Torinesi, CO&MA Soc. Coop. Costing & Management
e con il sostegno di Consorzio Teatri di Bari – Nuovo Teatro Abeliano
di Licia Lanera e Riccardo Spagnulo
drammaturgia Riccardo Spagnulo
con Giandomenico Cupaiolo, Mino Decataldo, Danilo Giuva, Licia Lanera e Lucia Zotti
luci Vincent Longuemare
spazio Licia Lanera
assistente alla regia Ilaria Martinelli
tecnico di palco Amedeo Russi
organizzazione Antonella Dipierro
regia Licia Lanera

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ORARI SPETTACOLI
mercoledì 19: ore 20:30
giovedì 20: ore 20:30
venerdì 21: ore 20:30
sabato 22: ore 20:30
domenica 23: ore 18:00

BIGLIETTI:
intero 15 euro
ridotto 12 euro [per convenzionati e over 65] giovani under 30 10 euro
CARTA FELTRINELLI
Biglietto d’ingresso ridotto € 12 anziché € 15
CARTA PIU’ e CARTA MULTI PIU’
Biglietto d’ingresso ridotto € 10 anziché € 15
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HAMLET ROUTINE //HAMLE-TRONIC

Uno spettacolo che riesce a toccare le corde più profonde e oscure di ognuno di noi perché entra nella nostra testa, come una goccia, inesorabile, scava la pietra così le note ridondanti e ripetute della consolle, le luci stroboscopiche che vivisezionano il corpo attorico di Paladin, superbo interprete non di personaggi ma di anime e dei mali che li affliggono. Non importa se egli in quel momento presta la voce ad Amleto o alla sua Ofelia, come nello splendido “duetto” con chitarra elettrica che vede i due giovani scontrarsi, incontrarsi, lasciarsi, Fabrizio Paladin ci restituisce le anime scarnificate a morsi di note stridule di un’umanità alla deriva giacché egli, in quel momento cade, cade con tutti loro senza appigli per fermarsi: “L’Amleto è una caduta libera. Tutti sanno benissimo che la situazione sta precipitando, chi fa finta di niente, chi nega l’evidenza, chi finge d’amare, chi non si risolve ad agire. Non succede niente, l’azione è intrappolata nel vischio del pensiero e ognuno aspetta lo schianto. Non c’è speranza, c’è solo attesa. Ecco cosa è Amleto per me, connessioni elettroniche del cervello. La violenza senza respiro della musica elettronica, la ripetitività di note prive di armonici mi ricorda la prima volta che ho assaggiato il sangue, uno dei miei primi ricordi di infanzia: mi sono tagliato, ho visto il sangue, rosso. Mi sono detto, è rosso, saprà di fragola, di ciliegia… assaggio. Metallo. Lamiere di suono nel sangue del pensiero. Tommaso mi ha proposto un po’ di pezzi che non era riuscito a far diventare canzoni… come se nel dubbio fossero rimaste ad aspettare. Erano Amleto ancora prima”.

 

Dal 4 al 9 aprile andrà in scena lo spettacolo Hamlet – Routine // Hamle -Tronic.

TSM Polveriera Teatro
HAMLET ROUTINE //HAMLE-TRONIC
tratto da William Shakespeare
spettacolo mentale per luci, musica ed elettronica
musica ed elettronica Tommaso Mantelli
maschere Carlo Setti
luci Loris Sovernigo
regia, canzoni e voce Fabrizio Paladin

 

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ORARI SPETTACOLI
martedì 4: ore 20:30
mercoledì 5: ore 20:30
giovedì 6: ore 20:30
venerdì 7: ore 20:30
sabato 8: ore 20:30
domenica 9: ore 18:00

BIGLIETTI:
intero 15 euro
ridotto 12 euro [per convenzionati e over 65]

giovani under 30 – 10 euro

CARTA FELTRINELLI Biglietto d’ingresso ridotto € 12 anziché € 15
CARTA PIU’ e CARTA MULTI PIU’ Biglietto d’ingresso ridotto € 10
Presenta la tua carta al botteghino

 

 

PER QUELLO CHE VALE…

Nibiru (2011), Un uomo qualunque (2012), Senza titolo (2013), Nemico Pubblico (2014) e Liberaci dal bene (2015) sono i titoli dei cinque precedenti spettacoli di Giorgio Montanini. Fino ad ora ogni titolo ha avuto una funzione esplicativa rispetto al contenuto di ogni monologo.
Non è così per il sesto spettacolo del comico reduce dal successo della Terza Edizione di Nemico Pubblico (Rai3). “Per quello che vale…” è un titolo che lambisce appena il contenuto dei temi in esso affrontati. “Per quello che vale…” rappresenta molto di più: una riflessione.
Una riflessione che l’artista fa sull’effettiva funzione della sua esibizione e del ruolo che un comico ricopre in una società.
In questo caso, il titolo mette in guardia lo spettatore da ciò che andrà ad ascoltare.
Un comico satirico non dovrebbe mai salire sul piedistallo, non dovrebbe pontificare e, soprattutto, sentirsi migliore di quello che denuncia. Un palco non dovrebbe trasformarsi in pulpito, lo spettacolo in comizio e il pubblico in partito. In Italia, Paese in evidente crisi di identità, la figura del comico, però, viene elevata a punto di riferimento, a guru, a bocca della verità. Quello che pensa un comico e che poi diventa monologo, assume proporzioni d’importanza imbarazzante; il comico diventa punto di riferimento politico sociale ed economico. Questa deriva populista non solo è profondamente sbagliata nell’essenza, è anche pericolosa. Il contenuto di uno spettacolo satirico è solo il personalissimo punto di vista del comico e, in quanto tale, totalmente opinabile.
In Italia, invece, un comico viene preso sul serio, un politico viene preso a barzelletta.
La satira in più di duemilacinquecento anni, non ha mai rovesciato un governo, cambiato una legge, modificato un comma, aggiunto una postilla. I cambiamenti li fa la classe politica, classe politica eletta dai cittadini, ossia dal pubblico.
“Non deresponsabilizzatevi attribuendo al comico la funzione che non ha, assumetevi le vostre responsabilità alle urne, il comico le sue le affronta sul palco” afferma Giorgio Montanini e aggiunge. “Guardate questo spettacolo sapendo che gli argomenti della satira sono gli stessi da sempre, un comico moderno non fa altro che attualizzarli e plasmarli sulla società che vive, ve li sbatte in faccia con violenza. Le parole di un comico penetrano in profondità le carni dell’anima e stimolano i nervi scoperti facendovi sussultare per l’imbarazzo ed esplodere in una risata liberatoria. Finito lo spettacolo potrete sentirvi un po’ meglio e tornare a vederlo, oppure sentirvi disgustati e non tornare mai più. Finito lo spettacolo, però, non c’è altro. Finito lo spettacolo, potreste anche ripetere con gusto la battuta che tanto v’era piaciuta e riderne con gli amici, aggiungendo sempre la postilla: “Per quello che vale…”

Il 30 marzo 2017 in esclusiva alla Galleria Toledo di Napoli
“Per quello che vale…”, lo spettacolo di Giorgio Montanini, lo stand up comedian per eccellenza del panorama italiano.
Dopo i sold out di Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze e tante altre città italiane, il Nemico Pubblico Nazionale arriva a Napoli sul palco del Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo

GIORGIO MONTANINI
Stand-up comedian, autore e attore.
É uno dei pochi rappresentanti della stand up comedy in Italia.Nel 2008 è entrato a far parte del gruppo Satiriasi, il primo esperimento italiano di Stand Up Comedy. Nel 2011 ha portato in scena in diversi teatri italiani il suo primo spettacolo dal titolo Nibiru e, negli anni successivi, Un uomo qualunque.Nel 2013, nel programma di Rai2 #Aggratis!, è stato ospite fisso, nonché autore dei testi della trasmissione. Nel 2014 è stato il protagonista assoluto di Nemico Pubblico su Rai 3, la sua prima trasmissione televisiva. Nello stesso anno, con tutto il gruppo di Satiriasi, ha riscosso grande successo di pubblico su Sky (Comedy Central) con Stand Up Comedy, un programma innovativo che ha portato la stand up comedy in tv. Dato il successo, la trasmissione è stata confermata anche nel 2015. Sempre nel 2014, su Rai 3, ha curato la copertina satirica del talk show Ballarò, in sostituzione di Maurizio Crozza. Dato il successo registrato nelle prime due edizione è stato nuovamente il protagonista di Nemico Pubblico, la terza stagione andrà in onda da giugno a settembre 2016. Nella stagione 2016/2017 è ospite fisso su Rai Due a Nemo – Nessuno Escluso. Attualmente è impegnato in una tournèe che tocca le maggiori città italiane con il nuovo live Per quello che vale.

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ORARIO SPETTACOLO
giovedì 30: ore 20:30

 

BIGLIETTI:
posto unico 20 euro

E’ possibile riservare telefonicamente o via mail.
Il ritiro del biglietto prenotato deve essere effettuato 30 minuti prima dell’inizio dello spettacolo, salvo diversa comunicazione.