HAPPY CROWN

 

Una lettura inconsueta che restringe nel chiuso dell’illustre famiglia di regnanti-ripartita fra York e Làncaster, tutti discendenti dal prolifico Edoardo III- l’opera drammatica, le cui vicende attraversano e segnano la storia inglese dell’ultimo decennio del Quattordicesimo secolo.
Riccardo II di York, re a soli 9 anni, fa prova dell’esperienza di governo fino dalla giovanissima età, ma un certo sentimento adolescenziale mai del tutto abbandonato ne frena il compimento in una crescita adeguata al ruolo, e ne brucia in un epilogo di tragica caduta le premesse che si erano proposte con positivi auspici. Egli è fragile nel temperamento, discontinuo nell’impegno, sposo trasgressivo, sovrano disattento alle richieste del popolo e alla solidità dello Stato; si circonda di amici dissoluti, pronti a tradirlo alle prime ombre, per porsi al servizio del nuovo che avanza.
Bolingbroke di Làncaster è l’antagonista, cugino coetaneo del re consacrato, abile organizzatore e gestore di un successo che sarà poi pienamente raccolto. D’altra parte è lo stesso Riccardo a
alimentare le aspirazioni del congiunto e a spianargli la strada, fornendo più di un’attenuante alle sue mire, poiché alla morte del di lui padre gli ha confiscato i beni e l’ha mandato in esilio con
pretestuosi motivi.
Ecco dunque, con acuto tatticismo abilmente posto in atto, l’acquisizione di una posizione di tutto vantaggio da parte di Bolingbroke, che a capo di un folto esercito rientra in patria, acclamato e sostenuto dal popolo e da gran parte dei pari del regno.
Re Riccardo è solo. Dei membri della fastosa famiglia restano in pochi: lo zio Gloucester è staton assssinato –si sospetta, con iniziativa condivisa dallo stesso Riccardo-, il vecchio Gaunt padre di
Bolingbroke è morto. Non c’è che York, zio di entrambi i contendenti, a opporsi alle pretese dell’audace aspirante-espropriatore della sovranità, per il necessario richiamo alle leggi di successione. Ma Bolingbroke vince di netto; il rivolgimento posto in essere nel tessuto sociale di ogni ceto è ormai troppo avanti. L’anziano York è costretto a favorire con artificio giuridico la traslazione del regno nelle mani del nipote Làncaster, e a Riccardo appena trentatreenne tocca in
sorte la fine dei re deposti, assassinati perché sgomberino il campo al nuovo governante. Anche qui, come in altre storie e luoghi d’Occidente, tutto si è compiuto con prevedibile cadenza:
ascesa, fasti, caduta in disgrazia, morte.
Il corpo massacrato di Riccardo, simulacro della sacralità violata, giace ai piedi di Bolingbroke e getta una luce sinistra sul tempo a venire: non ci sarà pace per chi ha raggiunto nel sangue le
altezze della corona, perché in essa si agitano i fantasmi che inquietano le notti e avvelenano i giorni di chi impropriamente l’ha posta sul proprio capo. Il nuovo re è solo; ma di questo l’Autore
farà materia per una successiva opera, specificamente dedicata al tormentato regno di Enrico IV.

 

 

 

17, 18 e 19 novembre 2017

HAPPY CROWN

da Riccardo II di William Shakespeare
drammaturgia e regia Laura Angiulli
con
Paolo Aguzzi, Federica Aiello, Michele Danubio, Luciano Dell’Aglio, Alessandra D’Elia, Stefano Jotti, Gennaro Maresca
scene Rosario Squillace
luci Cesare Accetta

 

 

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