dal 29 novembre all’8 dicembre 2019 

LA BISBETICA DOMATA
da William Shakespeare
drammaturgia e regia Laura Angiulli
con Federica Aiello, Giovanni Battaglia
Agostino Chiummariello, Michele Danubio, Antonio Marfella
Caterina Spadaro, Antonio Speranza
impianto scenico Rosario Squillace
luci Cesare Accetta
illuminotecnica Lucio Sabatino
direttore di scena Flavia Francioso

29 novembre 2019 ore 20.30
30 novembre 2019 ore 20.30
01 dicembre 2019 ore 18.00
05 dicembre 2019 ore 20.30
07 dicembre 2019 ore 20.30
08 dicembre 2019 ore 18.00

Una pièce di particolare brillantezza, tutta giocata sul travestimento e lo scambio di ruoli. Il meccanismo di “teatro nel teatro” è qui condotto dichiaratamente, così come s’annuncia già in apertura d’opera, quando – ed è questa l’ouverture della commedia – la bizzarria di un signore al ritorno dalla battuta di caccia spinge a prendersi gioco di un cencioso e ubriaco Sly, di punto in bianco fatto credere a sé stesso ricco e potente, per il solo piacere di porre in essere la burla. A procedere da questo antefatto ne discende che “LA BISBETICA DOMATA”, essa stessa materia di una rappresentazione teatrale portata in scena a beneficio del macchinoso progetto diretto a Sly, non sarebbe chiamata a presentare in sé alcunché di concreto nello sviluppo delle vicende affidate ai personaggi. E in effetti, a una valutazione complessiva, il gioco è lieve come le credulità e bonarietà del vecchio Battista – padre di Caterina e Bianca – che nell’evidente ansia di accasare le belle figlie si lascia gabbare senza guardare tanto per il sottile; tutt’intorno ai protagonisti – i diabolici Caterina e Petruccio, ma appena un gradino più in basso Bianca e i suoi pretendenti – un complesso intrecciarsi di travestimenti che si fanno e si disfano in un batter d’occhio, e rafforzano la trama col fare da struttura di tenuta alla vicenda dei due sposi. La storia è nota, e nell’accezione della più diffusa interpretazione la bisbetica Katia viene infine domata dalla robusta strategia dello sposo. Ma a bene intendere, l’opera presenta uno sviluppo di grande intensità: tra le esangui figure di contorno assume corporeità e presenza di tutta verità la deliziosa Caterina, traboccante di vita, segnata da sensibilità e intelligenza non comune, dapprima aggressiva e violenta nella difesa di un “essere donna” fuori dalla norma, e in seguito, una volta ammogliata e esposta a nuovi eventi, capace di amare e desiderare e condurre i fatti con mutevole gamma di espressioni emotive. Essa infatti non domata, ma resa scaltra dalle necessità del caso, offrirà strategicamente al suo Petruccio – dal quale è veramente attratta, ed evidentemente da lui ricambiata nel sentimento e nella carnalità del desiderio – una solo apparente volontà di sottomissione suggerita dall’opportunità, e soprattutto dalle regole concordate nella convenzione amorosa e erotica della coppia, per il migliore profitto nel compimento della vita coniugale. C’è giovinezza e forte modernità nella costruzione della relazione fra i due sposi, mentre tutt’intorno uno scenario dichiaratamente teatrale, in qualche modo stentoreo, tutto sommato di maniera fa da sfondo, opaco perché così concepito, allo splendore dei protagonisti esposti a luce piena nella centralità dell’opera.