Villa Pignatelli Napoli / DoppioSogno – XX edizione
Venerdì 3 luglio 2020, ore 20.30

AZIONI!
da “Satyricon” di Gaio Petronio Arbitro
interpretazione Alessandra D’Elia e Stefano Jotti

LA GRANDE ABBUFFATA (La grande bouffe)
regia Marco Ferreri
con Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Michel Piccoli, Philip Noiret, Andrea Ferreol
1973 Francia/Italia Colore 132 min.

Villa Pignatelli, Riviera di Chiaia, 200 – Napoli

AZIONI! + cinema: posto unico 5 euro
L’acquisto è possibile in botteghino

Presentato nel 1973 alla 26° edizione del Festival di Cannes, La Grande Bouffe suscitò uno scandalo immenso, eguagliato solo da Pasolini, due anni dopo, con Salò o le 120 giornate di Sodoma. Di certo non si può raccontare il cinema dissacrante di Marco Ferreri senza una menzione particolare a Rafael Azcona, suo sceneggiatore fin dalle opere giovanili, e agli attori prediletti Mastroianni, Noiret, Piccoli e Tognazzi, qui assolutamente superlativi. Ne La grande abbuffata, autoreclusi interno di una grande villa di Parigi, quattro amici scelgono il proprio destino e decidono di privarsi della vita, in accordo al principio dell’autodeterminazione. Per farlo scelgono la via dell’epicureismo estremo e infatti il film ci immerge in una vanitas crapulenta e abnorme, in cui i protagonisti finiscono col divenire essi stessi parte del macellato esposto, macabra cacciagione umana. La Gola è il peccato capitale di cui qui si narra: nel film si gozzoviglia cibo crudele, tra lame di coltelli, interiora e grasso animale, intingoli e unto; si copula sesso orgiastico consumato smodatamente da uomini senza qualità, esponenti della “falsa coscienza del loro tempo”. L’esercizio dell’arte di morire, in attesa della propria apocalisse personale, diviene epica sadomasochistica della digestione sacrificale, dove la performance del desiderio di morte si compie per dissacrazione violenta, scoppiando letteralmente di cibo, al pari dell’oca che è torturata per produrre foie gras. D’altronde qui non si mangia per vivere, ma per morire. Per il bene del genere umano, l’intelligenza di Ferreri dissemina il film di elementi simbolici che spettacolarizzano la decadenza della società, facendo satira antropologica su un osceno senso della vita, e – tra uova fatali e frattaglie, amoralità sistemica ed eccesso di consumi – ci descrive l’edonismo materialistico di un atroce gourmet sociale che è ancora adesso servito alla mensa della nostra collettività. L’opera letteraria associata al film è Satyricon di Petronio, su interpretazione degli attori Stefano Jotti e Alessandra D’Elia.