Dal 26 al 30 dicembre 2020 e 1 gennaio 2021 – ore 20.30
Galleria Toledo / Produzioni

PESCATORI
dall’opera di Raffaele Viviani

drammaturgia e regia Laura Angiulli
Aniello Arena, Agostino Chiummariello, Alessandra D’Elia, Franco Pica
Pietro Pignatelli,
Maria Russo
e
Federica Aiello, Genni Basile, Caterina Pontrandolfo, Antonio Speranza Fabiana Spinosa

ambientazione Rosario Squillace

disegno luci Cesare Accetta

 

 

PESCATORI: in primo luogo il linguaggio, tagliente come pietra; qui la violenza della lingua napoletana trattata con sapienza -non dialetto perché tale non è- vive sulle labbra di figure liberate dagli stereotipi della convenzionale rappresentazione di genere partenopeo. La trama è essenziale e incisiva, riporta alle estreme conseguenze e richiama nella nettezza e schematicità degli eventi la grande tragedia classica.
E’ teatro delle origini, è richiamo al mito;
primordiali sono i sentimenti, sbozzati con l’accetta i personaggi, estreme le azioni che vi trovano luogo.
Non porta bene l’intrico degli affetti, e la parentalità acquisita si fa motrice per scantonamenti dai feroci esiti, anche se l’autentico assalto dell’ossessione amorosa interviene a riscattare – naturalmente oltre il giudizio di un’etica che occorrerebbe senz’altro richiamare nel caso di un normale giudizio di merito – l’insana passione di Dominico. D’altra parte l’ossessione è l’elemento fluttuante che sollecita e conduce il plot della vicenda, e che accende di venature scabrose e violente l’intero impianto:
Dominico e la figliastra
Catarina; Cicciariello e il patrigno Dominico; Concetta, moglie non amata e madre disattenta che spinge la figlia nelle braccia del patrigno Dominico, né vede ciò che accade innanzi ai suoi occhi; Catarina che non dice, che non accusa apertamente le sollecitazioni cui viene sottoposta dal patrigno… così che un inquietante “perché” s’insinua e cerca conferme nelle pieghe della vicenda, sotto un cielo che – straordinario potere della divinazione – annuncia “murtalità”! Ma, com’è noto, quando la volontà dei soggetti sfugge al controllo l’elemento tragico s’accende, e la pulsione dei moti dell’animo si fa tiranna nelle scelte delle figure agenti intorno un popolo, un coro che chiede spazio e riconoscimento, si fa testimone partecipe della storia e accompagna con deciso empito emozionale l’evolversi della narrazione fino all’epilogo.


Personaggi del dramma
Dommineco – Aniello Arena
Gennarino – Agostino Chiummariello
Caterina – Alessandra D’Elia
Cicciariello – Pietro Pignatelli
Cient’anne – Franco Pica
Cuncetta – Maria Russo

coro pescatori
Zufia – Federica Aiello
O Puzzulano – Gennaro Basile
Giuvannella – Caterina Pontrandolfo
Fortunatina – Fabiana Spinosa
Siccetella – Daniele Vicorito
‘O turrese – Francesco Viglietti
musiche di  Raffaele Viviani
adattamento Piero De Asmundis e Daniele Sepe
installazione Rosario Squillace
disegno luci Cesare Accetta

tecnico luci  Lucio Sabatino
assistente luci Luca Sabatino
assistente tecnico Armando Alovisi
macchinista Mario Di Nardo
macchinista Vincenzo Fiorillo
comunicazione Lorenza Pensato
amministrazione Nicola Castaldo
segreteria Anna Fiorile
segreteria Roberta Tamburrelli
assistente stagista Martina Gallo

 

“È teatro delle origini, è richiamo al mito” – spiega la regista Laura Angiulli, che firma anche l’adattamento dell’opera –; primordiali sono i sentimenti, sbozzati con l’accetta i personaggi, estreme le azioni che vi trovano luogo.

Non porta bene l’intrico degli affetti, e la parentalità acquisita si fa motrice per scantonamenti dai feroci esiti, anche se l’autentico assalto dell’ossessione amorosa interviene a riscattare – naturalmente oltre il giudizio di un’etica che occorrerebbe senz’altro richiamare nel caso di un normale giudizio di merito

– l’insana passione di Dominico. D’altra parte l’ossessione è l’elemento fluttuante che sollecita e conduce il plot della vicenda, e che accende di venature scabrose e violente l’intero impianto: Dominico e la figliastra Catarina; Cicciariello e il patrigno Dominico; Concetta, moglie non amata e madre disattenta che spinge la figlia nelle braccia del patrigno Dominico, né vede ciò che accade innanzi ai suoi occhi; Catarina che non dice, che non accusa apertamente le sollecitazioni cui viene sottoposta dal patrigno… cosicché un inquietante “perché” s’insinua e cerca conferme nelle pieghe della vicenda, sotto un cielo che – straordinario potere della divinazione – annuncia “murtalità”! Ma, com’è noto, quando la volontà dei soggetti sfugge al controllo l’elemento tragico s’accende, e la pulsione dei moti dell’animo si fa tiranna nelle scelte delle figure agenti. Intorno un popolo, un coro che chiede spazio e riconoscimento, si fa testimone partecipe della storia e accompagna con deciso empito emozionale l’evolversi della narrazione fino all’epilogo».